Rimborso Canone Rai: passaggi per ottenerlo anche se molti rinunciano

Rimborso canone RAI e richiesta risarcimento danni all'Agenzia delle Entrate: ecco il percorso (ad ostacoli). Lettera aperta di chi ce l'ha fatta

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Rimborso canone RAI e richiesta risarcimento danni all'Agenzia delle Entrate: ecco il percorso (ad ostacoli). Lettera aperta di chi ce l'ha fatta

Ottenere il rimborso del Canone RAI, anche quando è dovuto per errori dell’Agenzia delle Entrate nell’addebito in bolletta, non è sempre facile. Il sospetto di alcuni utenti è che il procedimento sia lungo e farraginoso appositamente, proprio per scoraggiare le richieste. E in effetti molti contribuenti rinunciano ad ottenere il rimborso del canone Rai non dovuto. Della questione si è occupata l’associazione ADUC, che ha riportato la testimonianza di un lettore che è andato fino in fondo per vedersi rimborsato il canone Rai non dovuto nella bolletta della luce. 

La lettera è stata pubblicata nella rubrica Cara Aduc del portale. Di seguito riportiamo anche noi il testo:

In data 5/10/2016 inviavo all’Agenzia delle Entrate, tramite modulo predisposto dall’Agenzia stessa, richiesta di rimborso del canone televisivo, canone non dovuto dal momento che era stato addebitato sull’utenza di mia madre, deceduta, della quale io ero l’erede non convivente, e in quanto l’abitazione cui si riferiva il canone costituiva la mia seconda casa.
Non ricevendo alcun rimborso nè alcuna risposta, chiedevo ripetutamente spiegazioni con lettere del
– 2 e 15 febbraio 2017,
– 9 maggio 2017,
– e 13 luglio 2017.

Il 4 agosto 2017 l’Agenzia mi segnala che nella mia richiesta mancano i dati del de cuius. Non è vero, ma trasmetto nuovamente i dati richiesti.
L ‘accredito però non viene effettuato.
Scrivo, telefono: mi si dice di compilare una nuova richiesta in quanto la precedente era “carente degli elementi necessari per procedere al rimborso”.
Poiché per compilare il modulo senza errori o omissioni non basta una laurea, eseguo la compilazione con l’ausilio del figlio di un operatore dell’Agenzia, il quale mi fa presente l’ipotetico errore: l’avere indicato nella motivazione del rimborso il codice 6 anziché il codice 4.


Il 21 settembre 2017 (è passato circa un anno) invio il nuovo modulo.
Passano mesi, ma nelle fatture dell’energia elettrica non risulta alcun accredito.
Arriviamo al 2018.
Il 12 marzo telefono al numero verde dell’Agenzia: mi viene riferito che in data 8 marzo è stata inviata autorizzazione di rimborso al mio operatore di energia elettrica. Quest’ultimo mi segnala però di non aver ricevuto alcuna comunicazione in merito e di non poter quindi provvedere al rimborso.
Ma gli operatori dell’Agenzia delle Entrate mi rassicurano e mi raccomandano di avere pazienza.
Il 7 settembre (sono passati circa 2 anni) scrivo nuovamente per avere informazioni.
Finalmente il 15 novembre 2018 mi viene riferito che la mia istanza di rimborso è stata accolta e il 6 dicembre mi viene preannunciato l’invio di un vaglia cambiario di 90 euro (accetto, anche se l’importo addebitatomi ammontava a 100 euro).
Penso che la questione sia finalmente risolta.
Pura illusione!
Il vaglia non arriva.
Per due volte, in data 24 luglio 2019 e 4 agosto 2019 scrivo all’Agenzia sollecitandone l’invio.
L’Agenzia, una volta tanto, mi risponde a stretto giro di posta per informarmi che, dalle verifiche effettuate, l’importo spettantemi a titolo di rimborso è stato erogato in una fattura della quale mi vengono precisati numero, data e gestore dell’energia elettrica.
Tutto bene?
Neppure per sogno!
Questi dati non si riferiscono alla mia utenza, che non corrisponde minimamente a quella indicata dall’Agenzia delle Entrate.
Di nuovo scrivo all’Agenzia per fare presente l’errore, essendo quasi impossibile contattarla telefonicamente.
Risultato? Nessuna risposta.
Sono passati più di 3 anni…
Che fare?
Grazie della risposta e dei consigli che spero vorrete darmi.
Cordiali saluti.

Nella risposta Aduc si è in primis complimentata con il lettore per la sua tenacia e perseveranza invitandolo peraltro anche a chiedere il risarcimento dei danni arrecati, posto che l’Agenzia delle Entrate ha di fatto ammesso il suo errore: “si faccia valere con una lettera raccomandata A/R o PEC di messa in mora“.

Conclude l’Associazione di tutela dei diritti dei consumatori: “C’è da riconoscere che il nostro utente è stato particolarmente dedito (anche nel tempo) a far valere il proprio diritto e, secondo noi, anche troppo paziente. Ma non tutti sono così, e questo all’Agenzia lo sanno bene e se ne fregano. Non c’è da stupirsi che, visti anche gli importi in gioco, mollare di fronte a sfacciate menzogne e incomprensibili rimandi divenga scelta saggia”.

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