Riforma pensioni: uscita anticipata con prelievo sugli assegni più alti

Riforma pensioni: a pagare sarà chi percepisce più di due mila euro? Torna l'ipotesi del prelievo forzoso

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Riforma pensioni: a pagare sarà chi percepisce più di due mila euro? Torna l'ipotesi del prelievo forzoso

Nel dibattito sulla riforma delle pensioni la direzione presa, come emerge dalle ultime dichiarazioni degli addetti ai lavori, sembra essere quella di favorire l’uscita anticipata. Ma con quali mezzi? In questa prospettiva viene rispolverata l’ipotesi del prelievo sugli assegni Inps più alti. Torna lo spettro del contributo di solidarietà?

Prelievo forzoso pensioni: riforma finanziata con il contributo di solidarietà?

L’obiettivo che si è prefissato il governo entro la prossima Legge di Stabilità è quello di trovare un canale di sostenibilità per rendere più flessibili i requisiti previdenziali fissati dalla Legge Fornero.

Sappiamo, e se ne è parlato abbondantemente negli ultimi giorni, che l’uscita anticipata sarà finanziata in parte dai lavoratori stessi, che accettano una penalizzazione sull’assegno Inps. Secondo gli ultimi calcoli la riforma delle pensioni chiederebbe ai diretti interessati la rinuncia ad una mensilità per ogni anno di lavoro in meno rispetto ai requisiti standard per l’uscita dal lavoro.  

Riforma pensioni: ritorno al contributivo

Cesare Damiano, sembra aver voluto mettere le mani avanti sentendo aria di prelievo forzoso. Una misura, questa, che torna in auge ogni volta che ci sia da finanziare qualche intervento nell’ottica di riforma delle pensioni. Il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera ha definito non “accettabile” l’idea di mettere “nuovamente le mani sulle pensioni in essere in quanto liquidate con il sistema retributivo”. Le sue dichiarazioni suonano come una risposta all’ipotesi, ventilata nei giorni scorsi da Pier Carlo Padoan, di un ritorno al sistema di calcolo delle pensioni basato su un criterio contributivo: “sarebbe una rapina e un nuovo attacco ai diritti acquisiti”. Che Padoan punti ad un ritorno al contributivo non è un mistero: sul sito dell’Inps si possono leggere i dossier pubblicati per dimostrare le forzature del sistema retributivo anche con riferimento a casi ed esempi di calcolo specifici. Secondo lo studio a sei mani firmato dagli economisti Filippo Teoldi, Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca, il contributo di solidarietà del 20% sulla differenza tra la pensione retributiva e quella contributiva applicato alle pensioni superiori a 2 mila euro lordi al mese porterebbe nelle casse dell’Inps 3 miliardi di euro.

   

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