Riforma pensioni: un decreto per fermare i ricorsi dopo la sentenza della Corte

Il Governo è pronto a correre ai ripari dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul mancato adeguamento delle pensioni, e già si pensa ad un decreto legge sospensivo.

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Il Governo è pronto a correre ai ripari dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul mancato adeguamento delle pensioni, e già si pensa ad un decreto legge sospensivo.

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul mancato adeguamento delle pensioni immediatamente applicativa, in tema pensioni il governo è pronto a intervenire con misure che evitino il rischio di ricorsi all’Inps ( vedi anche Blocco pensioni Riforma Fornero: bocciato perchè incostituzionale).   Si parla di un decreto legge già per la prima metà di maggio poiché, come osserva Palazzo Chigi, milioni di pensionati potrebbero già essere pronti a presentare una domanda di ricostituzione della pensione per ottenere da una parte il pagamento del mancato adeguamento dal 1 gennaio 2012 fino alla data di ricostituzione e il ricalcolo dell’assegno a partire dal mese successivo a quello di presentazione (Adeguamento pensioni 2015, sentenza shock: rimborso per 6 milioni di pensionati).   Si calcola che in media l’assegno pensionistico dovrebbe crescere di circa 100 euro al mese somma che resterà acquisita dal pensionato per sempre. Gli effetti di questi ricorsi porterebbero rimborsi pari a circa 400° euro lordi (2900 netti) per un trattamento pensionistico di 1500 euro. Ovviamente la cifra sale per assegni più corposi senza tenere conto degli interessi su tali somme pregresse che l’Inps sarebbe chiamata a corrispondere ai pensionati (Pensioni, è allarme conti dopo la sentenza della Consulta. Il tesoretto di Renzi evapora).   Per questo motivo il Governo ha fretta e si appresta a preparare una risposta alla sentenza della Corte Costituzionale già alla fine di questa settimana o all’inizio della prossima. Tra le ipotesi il governo potrebbe varare un decreto legge sospensivo per evitare le migliaia di ricorsi in arrivo, ma le possibilità di azioni nella mani del governo sono molte tra le quali la restituzione delle somme ai pensionati con un sistema di rateizzazione triennale o quinquennale, ma in questo caso resterebbe il problema della modalità di restituzione e del calcolo degli interessi da corrispondere ai pensionati che farebbe lievitare non di poco il totale da sborsare.   A chiedere l’intervento progressivo, che moduli l’indicizzazione della pensione da oltre 4 volte il minimo in su o un metodo progressivo basato sul reddito, intervento consigliato dal Mef, è il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti facendo notare che la rivalutazione delle pensioni scalerebbe con l’aumentare dell’assegno pensionistico e affermando quanto sia “impensabile restituire le indicizzazioni delle pensioni di molte volte superiori alla minima, per quelle più alte sarebbe immorale e il governo deve dirlo forte.

Occorre farlo solo per le fasce più basse […] Non c’è antitesi con quanto detto da Padoan. Il tema di incostituzionalità si pone perché il blocco ha riguardato anche pensioni di importo relativamente basso, il che vuol dire che il rispetto della sentenza può avvenire anche attraverso una rimodulazione di quel blocco, andando a sbloccare quelle pensioni subito sopra tre volte la minima, la soglia individuata, ma anche non andando a toccare pensioni di molto superiori”.

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