Riforma pensioni: stangata sugli statali con la fine di quota 100

Secondo i dati Inps, sono più gli statali che hanno beneficiato di quota 100 dei lavoratori privati. Ecco perché e quanto ci è costato finora.

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Secondo i dati Inps, sono più gli statali che hanno beneficiato di quota 100 dei lavoratori privati. Ecco perché e quanto ci è costato finora.

Quota 100 è stata finora più utile agli statali che ai lavoratori del settore privato. Lo dicono i numeri, quelli diffusi recentemente dal Inps che hanno tracciato un quadro abbastanza inatteso dei risultati del pensionamento.

In quasi tre anni, i lavoratori che hanno avuto accesso alla pensione quota 100 sono in totale 341.128, su 433.202 domande pervenute (di cui 35.238 in lavorazione e 56.836 respinte). I dipendenti che hanno beneficiato di quota 100 sono 273.519, di cui 166.282 del settore privato e 107.237 del settore pubblico. Mentre i lavoratori autonomi sono 67.609.

Quota 100 più utile agli statali che ai privati

In pratica quasi un lavoratore su tre che ha sfruttato quota 100 appartiene alla pubblica amministrazione e in particolare al comparto scuola. Cosa significa questo?

Non si tratta di una vera e propria fuga dallo Stato, come si potrebbe immaginare, ma di una opportunità (quella di quota 100) che ha riguardato una gran fetta di personale. L’età media degli statali in Italia, infatti, supera i 53 anni.

Questo vuol dire che sono stati in molti gli statali ad aver colto l’occasione di lasciare il lavoro in anticipo. E anche con una pensione di tutto rispetto, dato che l’assegno è stato liquidato col sistema di calcolo retributivo o misto. Anche se – sempre secondo le rilevazioni Inps – l’importo lordo medio annuo è di 25.663 euro per un impegno di spesa finora assunto apri a 11,6 miliardi di euro.

Pensioni 2022 col rischio scalone

Viene da domandarsi ora cosa succederà dal 2022 quando quota 100 non ci sarà più. In assenza di una riforma che possa mandare in pensione i lavoratori a 62 anni, scatterà il ritorno alle regole Fornero (in pensione a 67 anni di età).

Se per i dipendenti privati ci sarà la possibilità di sfruttare gli scivoli fino a 5 anni (isopensione) e quindi mantenere la possibilità di uscita a 62 di età, per gli statali sarà un incubo.

Anche perché, come abbiamo visto, l’età media dei dipendenti pubblici è sopra la media Ue.

Non c’è dubbio, quindi, che il governo stia lavorando per una soluzione che consenta soprattutto a loro di lasciare anticipatamente il lavoro anche dopo quota 100. Diversamente per gli statali sarebbe una mazzata dove restare al lavoro fino a 67 anni e oltre.

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