Riforma pensioni: SI alla quota 41 per lavoratori precoci ma con limiti

Il governo dice si alla quota 41 per i lavoratori precoci in ambito riforma pensioni, ma pone dei limiti che restringono la platea dei destinatari.

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Il governo dice si alla quota 41 per i lavoratori precoci in ambito riforma pensioni, ma pone dei limiti che restringono la platea dei destinatari.

Dopo l’incontro di ieri tra governo e sindacati è stato siglato l’accordo sulla riforma pensioni che contiene due misure per quel che riguarda la pensione dei lavoratori precoci.

I lavoratori precoci, che hanno iniziato a lavorare in giovane età e proprio per questo si suppone matureranno quote contributive maggiori ai 40 anni, sono quelli che hanno pagato maggiormente l’abolizione della pensione di anzianità poichè a partire dal 2012 hanno perduto l’opportunità di andare in pensione con 40 anni di contributi e 60 anni di età.

Misure lavoratori precoci: il si del governo con dei limiti

Attualmente i lavoratori precoci possono uscire dal mondo del lavoro con la pensione anticipata, quindi al compimento dei 42 anni e 10 mesi (che diventano 41 anni e 10 mesi per le donne) di contributi versati.

Il progetto del governo conferma questi requisiti di accesso alla pensione ma abbina ad essi un ulteriore canale di uscita: 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica ma solo per chi ha effettivamente lavorato per almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni (e cioè tra i 14 e i 18 anni). Lo sconto proposto dal governo, quindi, è di 10 mesi per le donne e di 1 anno e 10 mesi per gli uomini.

Una quota 41, quindi, riservata solo a chi ha lavorato almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni.

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