Riforma pensioni: quota 41 e lavoratori precoci, i limiti sono troppo restrittivi

La Cgil mostra le sue perplessità sulle misure riguardanti la pensione anticipata.

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La Cgil mostra le sue perplessità sulle misure riguardanti la pensione anticipata.

Per  la Cgil aver introdotto la quota 41 per permettere ai lavoratori precoci di accedere alla pensione anticipata non può che essere una misura positiva ma si è molto lontani dall’ottenere quello che il sindacato si era proposto.

Anche se il governo ha determinato quelli che sono da considerare come lavori gravosi comprendendo in essi un’ampia gamma di mestieri che prima non erano riconosciuti come usuranti, i limiti posti ai lavoratori precoci per poter accedere alla pensione anticipata sono davvero troppi e limitano in una maniera drastica la platea dei possibili beneficiari.

Anche sull’Ape social la Cgil ha da ridire poichè i 2 limiti imposti per coloro che svolgono lavori gravosi (36 anni di contributi e almeno 6 anni di continuità) vanno a limitare di molto la platea dei beneficiati. Proprio per questo motivo le parti sociali, nel dibattito parlamentare hanno chiesto una riduzione di tali vincoli.

Per quel che, invece, riguarda l’Ape volontaria pur introdotta in via sperimentale e su cui ribadiamo la nostra contrarietà, invece continua ad avere le caratteristiche di uno strumento finanziario che scarica sui pensionandi le sbagliate rigidità del sistema”. La Cgil, quindi, continua a non approvare l’Ape che permetterà ai lavoratori di accedere alla pensione anticipata con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto ai requisiti per quella di vecchiaia tramite un prestito concesso dalle banche nella cui restituzione andranno calcolati anche gli interessi.

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