Riforma pensioni: da Quota 102 a Quota 103, era tutto già previsto da Draghi

Arriva Quota 103 dal prossimo anno, ma si andrà in pensione due anni prima. Cosa prevede la mini riforma (per pochi) che evita il ritorno integrale alla Fornero (per tutti).

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Quota 103

Da Quota 102 a Quota 103, la riforma pensioni è quasi servita. Come da copione, come già previsto dall’ex governo Draghi che sulle pensioni pubbliche ha sempre posto dei freni legati alla sostenibilità finanziaria delle riforme.

Con Quota 103 si eviterà lo scalone con le regole Fornero, come avvenuto lo scorso anno dopo la fine di Quota 100. Allora si parlava di quote, come adesso. Quindi nulla di nuovo, tutto come da copione per ammortizzare con poca spesa il salto brusco verso la pensione di vecchiaia a 67 anni.

Quota 103 e flessibilità

Quota 103 – secondo i tecnici che avevano studiato la riforma pensioni lo scorso anno – rappresenterebbe quindi il gradino successivo a Quota 102 che scade a fine dicembre. Si opterà molto probabilmente per una combinazione di requisiti che prevede l’uscita con almeno 41 anni di contributi e 62 di età. Ma solo fino a fine 2023. Poi si vedrà come riformare il sistema pensionistico in maniera strutturale.

Tuttavia, c’è da dire che così facendo non saranno in molti a poter fruire di Quota 103 in senso rigido.

Del resto, se Quota 102 ha dato quest’anno la possibilità di andare in pensione a circa 10.000 lavoratori, nel 2023 i numeri attesi non cambieranno di molto. E i conti al Ministero dell’Economia li hanno già fatti.

Nel frattempo sarà prorogata Opzione Donna (in pensione a 58-59 anni) e Ape Sociale che prevede l’anticipo pensionistico con uscita a 63 anni di età. E si accontenta la Lega che preme da tempo per una uscita dal lavoro con 41 anni di contributi.

Riforma pensioni dal 2024

Quindi, via liber a Quota 103 per 12 mesi. Per una vera e propria riforma pensioni bisognerà quindi attendere il 2024. Il tempo a disposizione del nuovo governo Meloni e le esigenze di bilancio non consentono, in questo momento, di stravolgere l’assetto pensionistico in tempi stretti.

L’emergenza inflazione e la necessità di assicurare le giuste rivalutazioni delle pensioni in pagamento dal prossimo anno (+7,3%) assorbiranno molte risorse disponibili. Inutile, quindi, farsi illusioni sulla possibilità di concedere più di quanto realmente possibile con la prossima legge di bilancio.

Quota 41 potrebbe diventare un punto di partenza dal 2024 e fino all’entrata a regime per tutti del sistema di calcolo contributivo delle pensioni. Quindi, nel rispetto della flessibilità tanto invocata dall’Inps, si potrebbe arrivare a una combinazione di requisiti che porteranno a un numero più alto di pensionamenti. Sempre mantenendo in funzione il meccanismo di Quota 103.

L’allargamento della platea dei beneficiari potrebbe essere estesa anche ai 60enni, purché abbiano alle spalle almeno 43 anni di contribuzione. Così come a coloro che raggiungeranno i 40 anni di contributi, ma hanno un’età di almeno 63 anni.

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