Riforma pensioni: quota 100 verso il tramonto, cosa succederà dopo?

Con la crisi economica si fanno più stretti i margini di manovra per riformare il sistema pensionistico. E c’è chi ipotizza un inasprimento delle regole dopo quota 100.

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Con la crisi economica si fanno più stretti i margini di manovra per riformare il sistema pensionistico. E c’è chi ipotizza un inasprimento delle regole dopo quota 100.

Cosa succederà dopo quota 100? La grande riforma delle pensioni sul tavolo del Mistero del Lavoro che sarà varata il prossimo anno preoccupa non poco i lavoratori.

La trattativa avviata lo scorso febbraio fra governo e sindacati è stata interrotta dagli eventi emergenziali della pandemia, ma ora si sta lentamente riprendendo a discuterne. Ma con una novità di fondo da tenere maggior mente in considerazione: la crisi economica e demografica del nostro Paese.

Pensioni quota 100, verso la riforma

La prima è sotto gli occhi di tutti e il ricorso a maggior indebitamento da parte dello Stato limita i margini di manovra del governo verso una soluzione morbida per evitare lo scalone pensionistico quando terminerà quota 100 alla fine del 2021. La seconda riguarda l’impietosa fotografica che deriva dal periodo congiunturale italiano e che vede un Paese invecchiato e destinato a implodere dal punto di vista demografico. Sono della scorsa settimana i dati preoccupanti della Cgia di Mestre (ancora tutti da verificare) emersi dalle statistiche che indicano per la prima volta nella storia il sorpasso del numero dei pensionati sui lavoratori e che fanno temere al peggio per i conti pubblici . Fra sei mesi, anche fra gli statali (che a differenza dei privati non hanno beneficiato di scivoli, agevolazioni e uscite anticipate dal lavoro) il numero dei pensionati sarà superiore a quello dei lavoratori.

Brambilla: rischio di una Fornero bis

In questo contesto diventa più difficile riformare il sistema pensionistico in senso più favorevole ai lavoratori rispetto a quanto fatto finora. Se la riforma Fornero nel 2012 è stata traumatica, il prossimo anno si potrebbe replicare il disastro. Anche perché la Germania sta ricattando l’Italia da questo punto di vista: riforme in cambio di aiuti europei (leggasi Recovery Fund).

A lanciare l’allarme è Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali, sollevando il rischio che possa essere messa in atto una riforma particolarmente dura del sistema pensionistico italiano. Brambilla giudica le politiche assistenziali adottate dal governo Conte come una minaccia per l’Europa:  il prolungato ricorso alla Cig, ai bonus a pioggia, ai divieti di licenziamento, il reddito di cittadinanza, ecc. spaventano molto la Germania che non vede di buon occhio questa politica economica. Niente si sta facendo per creare nuovi posti di lavoro e per incentivare (o disincentivare) i lavoratori a non andare in pensione. Come avviene in Germania, dove le pensioni anticipate vengono fortemente penalizzate , mentre quelle oltre l’età pensionabile vengono premiate.

Sistema pensionistico italiano in perfetto equilibrio

Ciò nonostante – come più volte detto dal presidente Inps Pasquale Tridico – il sistema pensionistico italiano è in equilibrio e lo sarà ancor di più a partire dal 2035 quando entrerà a pieno regime il sistema di calcolo contributivo puro delle pensioni. Il problema, semmai, è dato dalla spesa assistenziale dello Stato che interviene anche sugli assegni delle pensioni. Inoltre, come si evince dal Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2020 della Corte dei Conti, rispetto alle previsioni dei documenti ufficiali dello Stato del 2015 la spesa pensionistica nel 2019 è stata inferiore di 8,806 miliardi, l’età media di pensionamento è aumentata dai 61,1 anni del 2011 ai 63,9 del 2019 e il numero annuo di pensionamenti è passato dai 425 mila del triennio 2008-11 ai 363 mila del triennio 2016-18. Dati che – secondo i sindacati – aprono la strada a una riforma previdenziale basata su maggiore flessibilità in uscita, sul riconoscimento del lavoro gravoso, di cura e delle donne, sulla tutela dei lavori poveri e discontinui.

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