Riforma pensioni: quota 100, 101, 102, 41, i giornalisti danno i numeri

Troppa speculazione sulle ipotesi di riforma delle pensioni. Unica cosa certa è che verranno tagliate con la fine di quota 100.

di , pubblicato il
Troppa speculazione sulle ipotesi di riforma delle pensioni. Unica cosa certa è che verranno tagliate con la fine di quota 100.

Le ipotesi di riforma pensioni che circolano in queste ore su alcuni organi di stampa sono prive di fondamento. Sotto accusa anche diversi giornali online e canali televisivi.

Lo precisano fonti del Ministero del Lavoro, aggiungendo che più volte il ministro Nunzia Catalfo ha tracciato in modo chiaro il percorso che intende seguire. L’obiettivo da raggiungere è quello di superare la legge Fornero. A riguardo, il progetto di riforma pensioni, oltre che attraverso il confronto con le parti sociali, passerà attraverso il lavoro delle tre commissioni di esperti. Quella ministeriale, quella sulla separazione fra spesa previdenziale e assistenziale e quella sui lavori gravosi. Solo alla sua conclusione si delineeranno i contorni dell’intervento.

Riforma pensioni: Cisl, urgente che Governo faccia chiarezza

Nulla da eccepire per quanto dichiarato dal ministro Catalfo. Ma, si sa, le voci circolano e quando a parlare della questione sono in molti e spesso in maniera convergente, difficile che si possano tenere nascosti i piani di intervento.

Oggi avremo un nuovo incontro con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sulle pensioni. La Cisl, insieme a Cgil e Uil, negli incontri precedenti ha ampiamente spiegato al Governo le istanze contenute nella piattaforma. Dal recupero di flessibilità per andare in pensione, all’attivazione delle Commissioni per lo studio della spesa previdenziale e dei lavori gravosi, alla pensione contributiva di garanzia per i giovani, alla tutela del potere di acquisto dei pensionati ed al sostegno previdenziale delle donne, fino all’importanza di promuovere lo sviluppo della pensione complementare, e molti altri temi“.

Lo ha dichiarato in una nota il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga, aggiungendo che ora la parola sulla riforma pensioni passa al Governo.

E’ urgente che si faccia chiarezza sulla previdenza perché lo chiedono da tempo lavoratori e pensionati e perché negli ultimi giorni abbiamo visto sulla stampa molte, e forse troppe, proposte che se fossero reali non sono state mai discusse con il sindacato.

Riforma pensioni: quota 100 si va verso la conferma

Dalle dichiarazioni della ministra Catalfo si evince che qualcosa stia bollendo in pentola e che la riforma pensioni sta per entrare nel vivo. L’attenzione resta sempre alta verso quota 100 che molti vorrebbero sulla forca, mentre l’esecutivo starebbe pensando di prorogarla con qualche accorgimento. Una scelta difficile, non tanto tecnica, quanto politica perché la Merkel ha già fatto sapere che quota 100 non è stata gradita da Berlino due anni fa. Costa troppo e l’Italia non può più permettersi di fare debito. Siamo a quota 2.560 miliardi di euro, un record assoluto che rischia di mandare a picco il Paese se non si tagliano immediatamente le spese. E fra queste ci sono soprattutto le pensioni.

Inutile dire che quota 100 (in pensione a 62 anni con 38 di contributi), così com’è, non potrà essere riproposta dal 2022 in avanti. D’altro canto, non potrà però essere soppressa di colpo altrimenti si verrebbe a creare quello scalone con le regole della Fornero in base alle quali si va in pensione a 67 anni o con 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne). Uno scalone che penalizzerebbe troppo i lavoratori. Cosa fare allora?

Quota 100 verso la conferma ma con penalizzazione

Fra le varie ipotesi di riforma pensioni che circolano, quella più accreditata vedrebbe la conferma di quota 100 anche dopo il 2022, ma con penalizzazione. Niente di più semplice che lasciare le cose come stanno, senza stravolgere l’impalcatura della precedente riforma fortemente voluta da Lega e M5S. Si continuerebbe ad andare in pensione a 62 anni con almeno 38 anni di contributi maturati, ma solo se si accetterà il sistema di calcolo della pensione esclusivamente nel regime contributivo. In pratica il lavoratore dovrebbe accettare, così come avviene per “opzione donna” il trasferimento dei contributi dal sistema di calcolo retributivo, per gli anni di lavoro svolti prima del 1996, a quello contributivo.

La penalizzazione

Inevitabile una penalizzazione. Secondo le stime degli esperti previdenziali e riportare da Il Sole 24 Ore, il governo avrebbe già pronta una proposta per mandare in pensione anticipata tutti coloro che lo vorranno con 62 anni di età e 38 di contributi, ma con un taglio degli assegni. La penalizzazione sarebbe quantificabile in 2,8-3% per ogni anno di anticipo rispetto ai requisiti anagrafici previsti per il pensionamento di vecchiaia.

Anticipando la pensione di 5 anni si verrebbe così a perdere circa il 15% della pensione, ma il calcolo è approssimativo. Di certo, si sa, che questa strada sarebbe gradita a Berlino che già attua da anni un sistema disincentivante per i pensionamenti anticipati. Quindi se si copia da loro, non ci saranno problemi.

Vedi anche: Pensioni: quota 41 possibile, ma solo con penalizzazione

Argomenti: ,