Riforma pensioni: quali penalizzazioni senza aiuti statali?

Damiano sulla riforma pensioni: se il governo non aiuta penalizzazioni pesanti sugli assegni Inps

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Damiano sulla riforma pensioni: se il governo non aiuta penalizzazioni pesanti sugli assegni Inps

Nella fase finale delle ferie estive riprende il dibattito sulla riforma delle pensioni. In attesa della Legge di Stabilità si torna a discutere sulle soluzioni per garantire una maggiore flessibilità in uscita. Nelle ultime ore sul tema della pensione anticipata e della copertura economica per la riforma del sistema previdenziale aveva detto la sua Enrico Morando, lasciando intendere nemmeno troppo tra le righe che la riforma delle pensioni non poteva essere una priorità posto che l’Italia è tra i Paesi che spende di più per il sistema previdenziale e che le risorse economiche sono scarse. Si quindi ad una riforma delle pensioni per garantire una maggiore flessibilità in uscita ma solo se a costo zero per lo Stato. In altre parole chi accetta di andare in pensione anticipata deve considerare penalizzazioni sull’assegno mensile.   Oggi la risposta di Cesare Damiano, perplesso di fronte alle parole di Morando che rischiano di diventare una “presa in giro” per i pensionati. Il presidente della Commissione Lavoro della Camera ha chiesto spiegazioni più dettagliate in merito alla possibilità di riforma delle pensioni neutrale per le casse dell’Erario. Due in particolare i punti da approfondire: l’importo della penalizzazione da un lato e i costi dell’operazione, a fronte dei fondi disponibili, dall’altro.

Riforma pensioni: penalizzazioni con contributivo e costi

Sulla penalizzazione bisogna essere chiari e realistici: il passaggio al contributivo senza aiuti statali potrebbe significare una decurtazione sulla pensione non inferiore al 30%. Ma anche il riferimento all’insufficienza delle risorse economiche andrebbe, sostiene Damiano, chiarito meglio. Secondo i calcoli da lui forniti infatti il governo dovrebbe poter contare su circa 80 miliardi di euro risparmiati nel decennio dal 2012 al 2022 oltre ad una previsione di risparmio, nel quarantennio 2020 e 2060, superiore ai 300 miliardi di euro e quindi tutt’altro che pessimistica. Di fronte a queste cifre ci si chiede: “È mai possibile che non si possa intaccare questo colossale trasferimento di risorse a copertura del debito che ha colpito il nostro Stato sociale per utilizzare qualche decina di miliardi per la flessibilità?”. Peraltro, chiude Damiano, i costi della riforma delle pensioni non sono eccessivi come stimato dal Presidente dell’Inps Tito Boeri: “se si sostiene che, consentendo ai lavoratori di andare in pensione con 62 anni di età e 35 di contributi e con una penalizzazione dell’8%, tutti sceglieranno immediatamente quella soluzione, si è capito poco delle scelte dei lavoratori. Chi fa un lavoro pesante si vorrà ritirare, chi ce l’ha gratificante vorrà proseguire magari fino a 70 anni”.  

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Argomenti: News pensioni, Penalizzazioni pensioni