Riforma pensioni, potrebbe esserci Quota 102 ma durerà solo due anni: per chi e come funzionerebbe

Governo al lavoro per la riforma delle pensioni. Avanza l’ipotesi di quota 102 al posto di quota 100, ma durerebbe poco.

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Riforma pensioni

La riforma pensioni approda in Consiglio dei Ministri. È iniziata infatti a Palazzo Chigi la cabina di regia presieduta dal premier Mario Draghi per delineare gli aspetti principali della manovra fiscale 2022.

Oltre alla riforma fiscale che dovrebbe ruotare su un taglio di 8 miliardi alle tasse, c’è anche la riforma pensioni. Ancora non è chiaro come si procederà, ma la Lega punta a difendere a denti stretti quota 100.

Quota 102 come alternativa a quota 100

Si fa così strada, fra le altre ipotesi di riforma pensioni, anche quella di introdurre una quota 102 al posta di quota 100. Sostanzialmente il pensionamento a 64 anni con 38 di contributi, anziché 62 anni come prevede quota 100.

L’idea non piace però alla Lega che chiede il prolungamento di quota 100 destinando parte delle risorse rinvenenti dal taglio al reddito di cittadinanza. Soldi che potrebbero benissimo essere impiegati per introdurre maggiore flessibilità in uscita, anche se solo per un paio di anni. Poi si vedrà.

La questione appare però più politica che tecnica. I partiti puntano a rinviare tutto a dopo le elezioni del 2023, mentre il governo ha una visione di più lungo periodo e deve preoccuparsi della sostenibilità dei conti pubblici agli occhi di Bruxelles.

Più flessibilità in uscita

Posto che quota 102 possa essere una soluzione valida, la Lega chiede che per alcune categorie di lavoratori resti quota 100. Cioè l’uscita a 62 anni di età anche nel 2022. E da questo punto di vista vi è convergenza di vedute con il Pd che chiede, invece, che siano maggiormente tutelate quelle categorie di lavoratori usuranti e le donne.

L’alternativa, come suggerito dal Inps, sarebbe invece un sistema di pensionamento flessibile basato sulle rate. In pratica sarebbe concesso a tutti la possibilità di lasciare il lavoro a 63 o 64 anni ma con inizialmente la pensione calcolata per la sola parte contributiva.

Al raggiungimento dei 67 anni si liquiderebbe anche la restante parte retributiva. Quindi, in sostanza, una pensione in due tranches che consentirebbe notevoli risparmi di spesa e che, allo stesso tempo, consentirebbe a tutti di lasciare il lavoro anche solo con 20 anni di contributi. A fronte di una pensione molto bassa, però

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