Riforma Pensioni post Quota 100: ecco la pensione contributiva a 64 anni

In maniera velata, la Corte dei Conti formula una proposta: la pensione contributiva a 64 anni per superare la Quota 100 (valida fino a fine 2021).

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In maniera velata, la Corte dei Conti formula una proposta: la pensione contributiva a 64 anni per superare la Quota 100 (valida fino a fine 2021).

In maniera velata, la Corte dei Conti formula una proposta: la pensione contributiva a 64 anni per superare la Quota 100 (valida fino a fine 2021).

La Corte ha presentato il Rapporto 2021 da cui risulta che, dal 2012 al 2020, si registrano oltre 711mila pensionamenti anticipati tra cui le salvaguardie degli esodati. Questi trattamenti pensionistici hanno pesato per il 18,7% sulle complessive pensioni erogate con un picco del 33,7% nello scorso biennio per via di Quota 100.

In un passaggio, i magistrati contabili hanno ammesso che è necessario trovare rapidamente una soluzione per sostituire la flessibilità in uscita di Quota 100 (con 62 anni di età e 38 anni di contribuzione).

Si pensa ad una formula di prepensionamento su un’età uniforme per tutti i lavoratori (in regime retributivo e contributivo). Vediamo i dettagli.

Pensione contributiva a 64 anni: la via percorribile post Quota 100

I lavoratori in regime totalmente contributivo possono già prepensionarsi all’età di 64 anni a condizione di aver maturato almeno 20 anni di anzianità contributiva e con un assegno d’importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale.

E’ attualmente al vaglio la possibilità di abbassare il livello minimo dell’assegno a 2,5 volte la pensione sociale.

In pratica, la possibilità di uscire dal lavoro 3 anni prima riguarda esclusivamente il regime contributivo e misto (in parte retributivo).

A quanto pare la strada percorribile post Quota 100 è quella contributiva per il minor impatto sui conti.

La proposta di Tridico contestata dai sindacati

Pasquale Tridico, il presidente dell’INPS, ha proposto di recente la doppia quota che prevede l’uscita a 62-63 anni (con 20 anni di versamenti) soltanto per la parte contributiva della pensione maturata e di un’eventuale parte retributiva a partire dai 67 anni d’età.

La formula di Tridico di corrispondere la pensione in 2 tranche è stata bocciata dai sindacati: la considerano “l’ennesima ingiustizia inflitta ai lavoratori italiani“.

La proposta portata avanti da Cgil, Cisl e Uil è dare ai lavoratori la possibilità di scegliere quando andare in pensione senza vincoli e penalizzazioni per coloro che hanno contributi prima del 1996.

I sindacati propongono il prepensionamento a 62 anni di età o con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica senza penalizzazioni.

Il problema da affrontare per ogni proposta che verrà messa sul tavolo è lo stesso: superare la questione dei costi.

Cosa suggerisce la Corte dei Conti in sintesi

Tra le righe, la Corte dei Conti suggerisce di concedere la pensione a 64 anni a coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1996 e che rientrano nel sistema retributivo o misto (per non creare disparità di trattamento).

Attualmente, invece, soltanto i contributivi puri possono uscire a 64 anni di età alle condizioni che abbiamo visto prima.

Per le casse dell’INPS, non sarebbe sostenibile l’estensione in massa: si potrebbe concedere la pensione contributiva a 64 anni a patto di effettuare un ricalcolo contributivo dell’assegno, anche per i lavoratori che avrebbero diritto al più vantaggioso calcolo misto.

 

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