Riforma pensioni: penalizzazioni inevitabili per Renzi

La riforma pensioni non può prescindere dalle penalizzazioni sugli assegni: a pagare non possono essere lo Stato e le generazioni future. Ecco l’intervento di Renzi a Porta a porta

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
La riforma pensioni non può prescindere dalle penalizzazioni sugli assegni: a pagare non possono essere lo Stato e le generazioni future. Ecco l’intervento di Renzi a Porta a porta

Ieri sera, ospita a Porta a porta, Renzi ha parlato della riforma pensioni. Il premier ha smentito le ultime voci secondo cui gli interventi sul sistema previdenziale non sarebbero più una priorità per il governo e ha confermato che nelle prossime settimane, o al massimo nei prossimi mesi, si metterà in atto la riforma delle pensioni.

Riforma pensioni: non sarà nella Legge di Stabilità ma arriverà nel 2016

Quest’ultima non farà verosimilmente parte della Legge di Stabilità 2016 ma ciò non significa, assicura Renzi, che il governo abbia messo da parte il dibattito sugli interventi da fare. Il Presidente del consiglio ha aperto precisando: “leggo che ci siamo fermati sulla flessibilità pensionistica ma non siamo nemmeno partiti, per un principio di buon senso”. Il problema resta sempre quello della copertura economica: “si annuncia una cosa sulle pensioni quando si è sicuri di farla”. Secondo il premier l’unico modo realistico per pensare ad una riforma delle pensioni concretamente realizzabile è quello di prevedere dei meccanismi di penalizzazione sull’assegno Inps. Quando la riforma delle pensioni ci sarà quindi, sarà a costo zero per lo Stato. “Dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare un po’ prima in pensione prendendo un po’ meno soldi possa andarci, ora dobbiamo vedere quanto prima e quanti soldi”. Il premier non ha dubbi che, per andare in pensione anticipata, i lavoratori saranno ben contenti di subire una decurtazione sull’assegno mensile, soprattutto le donne.

Riforma pensioni: i giovani non possono pagare per i benefici dei pensionati

La missione del governo ora è stabilire quanto prima si possa andare in pensione e a che prezzo, ovvero con quale penalizzazione. E’ un equilibrio di diritti e interessi molto delicato e Renzi non ha intenzione di addossare sullo Stato neppure un centesimo “lo Stato non deve guadagnarci ma non avere esborso maggiore, per non penalizzare le nuove generazioni”. In trasmissione da Vespa ha fatto un esempio pratico: “alla festa dell’Unità – racconta – ho parlato con un’ostetrica disponibile a rinunciare fino al 30% dello stipendio pur di andare prima in pensione, un’altra persona però diceva di essere disponibile a rinunciare al massimo al 10%. La discussione è complessa e complicata perché in passato si è fatta un po’ troppa confusione”.  

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Argomenti: News pensioni, Penalizzazioni pensioni, Riforma pensioni