Riforma pensioni: l’incontro con la Uil servirà ad evitare il piano Boeri?

Il piano Boeri prevede tagli fino al 34% sugli assegni: la Uil chiede incontro per orientare la riforma pensioni su binari diversi dal contributivo

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Il piano Boeri prevede tagli fino al 34% sugli assegni: la Uil chiede incontro per orientare la riforma pensioni su binari diversi dal contributivo

Intervenire sulla riforma delle pensioni tempestivamente per rispettare la scadenza della Legge di Stabilità ed evitare il passaggio al contributivo voluto dal presidente dell’Inps, Tito Boeri. Questa la ragione che ha spinto la Uil a chiedere l’apertura di un tavolo di confronto con il governo entro la fine dell’estate.

Riforma pensioni e contributivo: i tagli del piano Boeri

Il timore del sindacato è quello che il governo rimandi la questione della riforma delle pensioni fino a vedersi “costretto” a seguire il cd piano Boeri che sostanzialmente prevede il ritorno al calcolo contributivo con tagli sull’assegno mensile stimati fino al 34%.

Questo il messaggio che emerge dalle ultime dichiarazioni del Segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo.

Flessibilità in uscita: i costi della riforma Damiano e Boeri a confronto

Il Presidente dell’Inps continua a parlare di un ritorno al calcolo contributivo indolore ma lo scenario descritto dalla Uil, nel caso di applicazione del suo piano previdenziale, è ben diverso. Barbagallo ha presentato tre casi concreti che dimostrano quanto il taglio sull’assegno pensionistico possa essere pesante. Per questo motivo i sindacati spingono ancora per la riforma pensioni basata sulla quota 100.

Riforma pensioni: i più penalizzati dal ritorno al contributivo

  • Il primo scenario vede protagonista una lavoratrice dipendente di 62 anni e con 36 anni di contributi alle spalle, rientrante nel sistema misto (avendo iniziato a lavorare nel 1979 senza interruzioni rilevanti ai fini del calcolo della pensione e non avendo quindi accumulato 18 di versamenti nel 1995). Supponendo un reddito medio negli ultimi dieci anni pari a 39.800 euro, a luglio 2015 la pensione dovrebbe ammontare a 2.163 euro mentre, applicando il calcolo contributivo, scenderebbe a 1889 euro lorde (meno 12,67%);
  • Il secondo caso prospettato dalla Uil riguarda sempre una lavoratrice dipendente con 62 anni di età, che però ha versato i primi contributi a gennaio del ’76 ( e che quindi a luglio 2015, mese del pensionamento, vanta 39 anni e 6 mesi di versamenti). Supponendo anche in questo caso una carriera lavorati­va senza interruzioni, si applica il regime retributivo fino al 2012. Per un reddito medio di circa 34.500 euro negli ultimi 10 anni, l’assegno secondo i criteri attualmente in vigore arriverebbe a 2.209 euro lorde.
    Tuttavia, applicando il metodo contributivo spinto dalla riforma pensioni Boeri, l’assegno precipiterebbe a 1.527 euro (meno 30,87%). Una perdita mensile pari a 682 euro al mese;
  • L’ultimo scenario riguarda invece un lavoratore dipendente 62enne con 35 anni do contributi. Applicando il regime retributivo fino al 2012, su un reddito medio di 33 mila euro, l’assegno secondo la normativa vigente ammonterebbe a 2345 euro lorde. Applicando invece agli stessi requisiti pensionistici il sistema contributivo il pensionato porterebbe a casa un assegno ben più leggero (meno 34%). In questo caso quindi si perderebbero oltre 10 mila euro in un anno.
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