Riforma pensioni: le 4 ipotesi di flessibilità in campo

Tutte le ipotesi in campo per quel che riguarda la flessibilità in uscita: dalla quota 100 alle flessibilità in uscita con penalizzazioni.

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Tutte le ipotesi in campo per quel che riguarda la flessibilità in uscita: dalla quota 100 alle flessibilità in uscita con penalizzazioni.

La riforma delle pensioni continua ad essere il tema caldo del momento. Il governo, con l’aiuto dell’INPS, sta cercando un modo per modificare la rigidità in uscita imposta dalla riforma Fornero per dare ai lavoratori la possibilità di poter lasciare il mondo del lavoro con qualche anno di anticipo e senza subire pesanti penalizzazioni sull’assegno previdenziale. Ipotesi sono state presentate da diversi deputati del PD, da esponenti della Lega e dallo stesso presidente dell’Inps Tito Boeri e anche se nessuna decisione è ancora stata presa al riguardo, è stato garantito, però, che con la prossima Legge di Stabilità si troverà una soluzione anche per la previdenza nazionale.

Permettere una flessibilità maggiore in uscita, oltre a consentire ai lavoratori un pensionamento che si contrapponga alla rigidità dei requisiti della riforma Fornero, aiuterebbe in parte anche a risolvere il problema dilagante della disoccupazione giovanile: il pensionamento anticipato permetterebbe infatti, un ricambio generazionale che farebbe bene sia a chi deve accedere alla pensione sia a chi attende con ansia di entrare nel mondo del lavoro. I problemi della previdenza italiana interessano una vasta gamma di lavoratori: gli esodati che, dopo aver perso il lavoro in età avanzata, non hanno ancora maturato i requisiti richiesti per il pensionamento, i lavoratori precoci che, anche avendo all’attivo contributi maturati per oltre 40 anni, non possono accedere alla pensione per la mancanza dei requisiti anagrafici. Vediamo quindi, nelle prossime pagine, quali sono le ipotesi avanzate per una possibile riforma delle pensioni valutando i requisiti richiesti, le possibili penalizzazioni sull’assegno pensionistico e quali lavoratori potrebbero essere interessati.  

Ricalcolo contributivo

Il presidente dell’Inps Tito Boeri ha presentato un piano in 5 punti che dovrebbero essere alla base di una revisione del sistema pensionistico. Al di là dei punti che prevedono un aiuto economico per i 55enni rimati senza lavoro, la fine dei privilegi ingiustificati di alcune categorie, l’unificazione dei contributi versati in regimi differenti, il punto fondamentale della proposta di Boeri è, senza ombra di dubbio, la flessibilità in uscita Il numero uno dell’Inps fa notare l’impossibilità di permettere un’uscita anticipata senza avere, dall’altro lato, le giuste coperture economiche.

La proposta di Boeri, quindi, prevede di concedere l’uscita anticipata dal mondo del lavoro rispetto ai limiti di legge previsti dal governo Monti con quella che ha definito la flessibilità sostenibile. Secondo Boeri l’unica ipotesi sostenibile di flessibilità andrebbe ricercata nel ricalcolo contributivo dell’assegno previdenziale. Il principio su cui si basa questa proposta, infatti, prevede il taglio dell’assegno previdenziale dovuto al fatto che i contributi versati nella vita lavorativa sarebbero rispalmati su un lasso di tempo più lungo rispetto a quello in cui sono stati versati. La proposta di Boeri sarebbe soltanto un’opzione che riguarderebbe i lavoratori che scelgono la via dell’uscita anticipata e non toccherebbe gli altri lavoratori.  

Quota 100

Forse la quota 100 è la proposta che piace di più ai sindacati poiché abbinerebbe un anticipo dell’età pensionabile a un certo numero di anni di contributi senza prevedere nessuna penalizzazione. Questa proposta sarebbe abbinata, tra l’altro ad una possibilità di uscita con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, senza penalizzazioni, per andare incontro alle richieste dei lavoratori precoci. Il sistema delle quote non è nuovo, e prevede il raggiungimento di un determinato numero, in questo caso 100, sommando età anagrafica e contributi versati. Il sistema della quota 100 prevede requisiti minimi da rispettare quali 62 anni di età e minimo 35 anni di contributi. In questo modo con 62 anni di età saranno necessari 38 anni di contributi, con 63 anni di età 37 anni di contributi, ecc… La misura, oltre a permettere una maggiore flessibilità in uscita, potrebbe portare alla soluzione definitiva del problema degli esodati incrementando, al tempo stesso, il potere di acquisto delle prestazioni previdenziali più basse.  

Prestito pensionistico

Quella del prestito pensionistico è una proposta presentata dai Dem per risolvere il problema degli esodati e per permettere un’uscita anticipata dal mondo del lavoro attraverso la corresponsione di un assegno mensile a titolo di prestito.

Potrebbero accedere al prestito pensionistico tutti i lavoratori che hanno perduto l’occupazione in modo involontario con almeno 55 anni di età cui manchino 5 anni per raggiungere i requisiti di accesso a qualsiasi forma previdenziale. Il prestito pensionistico altro non sarebbe che un sostegno economico che permetterebbe al lavoratore di accedere ad uno strumento di sostegno in attesa di giungere alla pensione o la rioccupazione. L’importo dell’assegno pensionistico anticipato sarebbe pari a 762 euro al mese per 13 mensilità che sarebbe corrisposto per un durata massima di 5 anni. Gli importi erogati dovranno essere restituiti per 2/3 attraverso microprelievi sulla pensione mentre il terzo restante sarà pagato dallo Stato a titolo di sostegno e rimborso. Per poter beneficiare dell’assegno pensionistico anticipato bisognerebbe essere in possesso di determinati requisiti quali:

    • essere disoccupati
    • non essere titolari di trattamenti pensionistici
    • essere titolati, alla data del pensionamento, di un assegno che non sia inferiore a 2 volte l’importo del trattamento minimo INPS.

 

Flessibilità con penalizzazioni

La proposta contenuta nel ddl 857 di Cesare Damiano prevede la possibilità di pensionamenti anticipati con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi a fronte di penalizzazione per un massimo dell’8%. Per contributi pari o superiori a 41 anni non sono previste penalizzazioni indipendentemente dall’età anagrafica mentre negli altri casi in cui i contributi versati sono minori e l’età anagrafica è inferiore ai 66 anni, età in cui le penalizzazioni si azzerano, i tagli sull’importo dell’assegno pensionistico sono proporzionali all’età anagrafica e a quella contributiva. L’ipotesi di Damiano è largamente condivisa dagli altri partiti, mentre non piace a Tito Boeri perché la ritiene poco sostenibile e troppo costosa.

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