'Riforma pensioni, Irpef e lavoro: quali sono i costi? -

Riforma pensioni, Irpef e lavoro: quali sono i costi?

Quanto costano le riforme che il governo ha in progetto? Vediamolo nello specifico.

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Quanto costano le riforme che il governo ha in progetto? Vediamolo nello specifico.

I progetti del premier e del governo, su riforma pensioni, lavoro e Irpef, costeranno almeno 7,5 miliardi di deficit in più ma non sono ancora stati contabilizzati.

Flessibilità in uscita, riforma del lavoro e taglio anticipato dell’imposta sulle persone fisiche, avranno quindi un costo molto alto che potrebbero pesare gravemente sul disavanzo senza contare tutti gli oneri (di almeno 2 miliardi) dovuti alla revisione del contratto degli statali, l’estensione del bonus 80 euro alle forze dell’ordine concessa ma non finanziata, rifinanziamento delle missioni all’estero.

Renzi sarà chiamato, quindi, nei prossimi mesi, ad effettuare delle scelte che se, da una parte, accontenteranno una parte della popolazione inevitabilmente, dall’altra, scontenteranno sia una parte della società italiana che Bruxelles.

Cosa potrà essere rinviato e in che modo?

Interventi per bassi redditi

Renzi ha più volte detto che occorre intervenire sulle pensioni basse che vorrebbe intervenire sulle pensioni più basse attraverso l’estensione del bonus 80 euro da 10milioni di lavoratori dipendenti a circa 2,3 milioni di pensionati con reddito inferiore al minimo (501,89 euro al mese) con un costo stimato di 2,3 miliardi di euro l’anno.

Il premier vorrebbe intervenire sulle pensioni anche con l’Ape, anticipo pensionistico che permetterebbe , su base volontaria, di lasciare il lavoro con 3 anni di anticipo con un costo stimato per lo Stato di 600-700 milioni di euro solo nel primo anno.

Altro costo da mettere in conto è quello relativo alla delega sulla povertà che deve ancora essere approvata dal Parlamento e che prevede un sostegno universale per le famiglie in difficoltà con figli minori. Il costo stimato per il 2017 di 1 miliardo di euro appare insufficiente a far fronte ad un problema così diffuso che colpisce, ad oggi, 4,1 milioni di persone che versano nella povertà assoluta seconda le stime dell’Istat.

Un intervento a tal riguardo potrebbe estendersi anche all’aumento della no tax area che potrebbe essere portata al di sopra degli 8mila euro.

Tasse sulla persona fisica

Oltre agli interventi nei confronti di chi è maggiormente nella condizione di bisogno il governo ha avanzato anche l’ipotesi di anticipare al 2017 l’alleggerimento del prelievo Irpef sul cedo medio che era previsto per il 2018.

Questo intervento porterebbe ad una ridefinizione delle aliquote Irpef per attenuare lo sbalzo che si registra tra quelle intermedie da 27% e quelle del 38%, quest’ultima, pur rappresentando solo il 15% dei contribuenti appare come la fascia fiscale da cui si attinge maggiormente (rappresenta, infatti, 1/3 dell’intero gettito fiscale Irpef). L’operazione avrebbe un costo tutt’altro che basso costando circa 1,5miliardi di gettito in meno l’anno per le casse dello Stato.

Un’altra ipotesi che porterebbe ad una minor pressione fiscale è rappresentata, poi, dalla diminuzione del cuneo fiscale che porterebbe all’abbattimento di un punto percentuale in meno dei contributi sui lavoratori dipendenti privati ( con un costo per i conti pubblici di circa 2,5 miliardi di euro).

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