Riforma pensioni: ipotesi di compromesso con tagli del 12%?

L'ipotesi di Baretta è una via di mezzo tra la flessibilità di Damiano e il ricalcolo contributivo di Boeri. Vediamo di cosa si tratta.

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L'ipotesi di Baretta è una via di mezzo tra la flessibilità di Damiano e il ricalcolo contributivo di Boeri. Vediamo di cosa si tratta.

La flessibilità in uscita sarà discussa a settembre, nell’abito della riforma delle pensioni, quando sarà predisposto uno schema per rispondere a questa esigenza di intervento di alleggerimento dei requisiti per accedere al pensionamento.   In un’intervista rilasciata ultimamente anche il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha affermato che ormai la strada da percorre sembra essere senza ombra di dubbio quella della flessibilità. L’esponente del Pd ipotizza che nella realizzazione della flessibilità possa essere applicata la penalizzazione prevista dalla proposta dello stesso Baretta, co-firmatario con Cesare Damiano, che prevede una decurtazione del 2% dell’assegno per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni, per un massimo dell’8%.   Sulla proposta di Tito Boeri, di un intero ricalcolo contributivo dell’assegno pensionistico, Baretta fa notare che i trattamenti basi non potrebbero in nessun caso permettersi un ricalcolo in tal senso.

  E proprio per questo motivo lancia la possibilità di scegliere un’ipotesi compromesso. Partendo sempre dal limite di 62 anni per il pensionamento anticipato, penalizzazioni crescenti basate sugli anni di anticipo del pensionamento.

  • 2% per chi lascia con un anno di anticipo il lavoro
  • 5% per chi lascia con 2 anni di anticipo
  • 8% per chi lascia con 3 anni di anticipo
  • 12% per chi lascia con 4 anni di anticipo (a 62 anni quindi).

  Nell’ipotesi più onerosa dell’uscita anticipata a 62 anni il taglio sarebbe, mediamente, di una mensilità l’anno. L’opzione potrebbe essere un compromesso tra la flessibilità di Damiano che prevede l’8% di penalizzazione massima e il taglio del 25% dell’assegno previsto dal ricalcolo contributivo. Secondo Baretta la riforma Fornero del 2011 è fondamentale e sotto certi aspetti irrinunciabile ma vanno aggiunti margini di flessibilità per cercare di mantenere l’attuale assetto. Le correzioni necessarie in ambito previdenziale servono a riequilibrare un sistema che rischia di essere travolto.

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