Riforma pensioni: il rischio maggiore corre su quota 100

Le posizioni di governo e sindacati restano distanti sull’ipotesi di riformare quota 100. Mantenere la flessibilità d’uscita a 62 anni costa troppo. Il rischio scalone.

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Le posizioni di governo e sindacati restano distanti sull’ipotesi di riformare quota 100. Mantenere la flessibilità d’uscita a 62 anni costa troppo. Il rischio scalone.

Prosegue il dibattito al Ministero del Lavoro sulla riforma delle pensioni. Un recente incontro fra il ministro Nunzia Catalfo e le altre forze politiche ha fissato i punti salienti su cui lavorare dando la priorità alla riforma di quota 100 che scadrà nel 2021.

Il pensionamento anticipato con 62 anni di età e 38 di contributi è infatti stato adottato in via temporanea per tre anni e, alla scadenza in assenza di riforme, rischia di creare uno scalone con le regole previste dalla riforma Fornero che prevede il pensionamento a 67 anni o con 41 anni e 10 mesi di contributi. Serve quindi evitare che si creino ingiustizie e strappi a livello sociale. E c’è anche ci pensa a una proroga in attesa di fare le cose per bene.

Italia Viva contro quota 100

Ribadiremo le nostre perplessità su quota 100 perché pensiamo che parte delle risorse debbano essere liberate per altri obiettivi, come i giovani e l’occupabilità“. Lo ha detto il capogruppo di Italia Viva della commissione lavoro della Camera, Camillo D’Alessandro, arrivando al vertice di maggioranza sulle pensioni presso il Ministero del Lavoro. “Quota 100 non ha raggiunto gli obiettivi in termini di adesioni e di effetto sull’occupazione. Si pensava che si sarebbe creata nuova occupazione, invece non c’è stato alcun rapporto tra l’anticipo della pensione e la nuova occupazione“, ha aggiunto D’Alessandro sottolineando che “chiederemo di non eliminare la misura ma di verificare l’effettiva domanda per liberare risorse per altre esigenze. C’è un tavolo con i sindacati questo comporta delle richieste e queste comportano risorse: vorremmo avere un quadro della finanza certo. Sugli ammortizzatori siamo aperti a correttivi , tuttavia vorremmo che le decisioni si assumessero in un quadro d’insieme. Oggi siamo venuti ad ascoltare la ministra“, ha concluso.

La posizione dei sindacati

Secondo Piero Ragazzini della CISL, che sta monitorando i lavori del Ministero, “il rischio più grave è che si crei una nuova ingiustizia tra coloro che hanno potuto usufruire dell’opportunità rappresentata da quota 100 per andare in pensione in modo un po’ più flessibile, rispetto a quelli che, maturando i requisiti dopo il 2021, ricadrebbero interamente nelle rigidità delle regole Fornero”. Ad alzare le barricate è anche la CGIL che ha posto il proprio veto al governo sull’ipotesi di scambio fra flessibilità in uscita e ricalcolo contributivo della pensione per coloro che hanno maturato anni di contributi nel sistema retributivo, perché ci sarebbe una forte penalizzazione degli assegni, fino al 32%.

In pensione a 62 anni

Benché il Ministro Roberto Gualtieri abbia detto di non essere preoccupato per la posizione contraria dei sindacati, è indubbio che i conti vadano fatti alla fine con le disponibilità di finanziarie che al momento non ci sono per poter portare avanti una riforma che accontenti tutti. “Il confronto in atto tra governo e sindacati deve portare alla definizione di una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione intorno a 62 anni come avviene nel resto d’Europa“. Lo dichiara Domenico Proietti, Segretario Confederale della Uil, aggiungendo che “per conseguire questo obiettivo, insieme a tutti gli altri contenuti nella piattaforma sul capitolo previdenza, il governo deve postare risorse significativamente maggiori dei risparmi ottenuti con quota 100“.

 

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