Riforma pensioni, il governo scippa l’iniziativa al Parlamento

Il governo è intenzionato ad attuare la riforma pensioni mediante legge delega. Parlamento esautorato e relegato a funzioni marginali di approvazione e fiducia.

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Il governo è intenzionato ad attuare la riforma pensioni mediante legge delega. Parlamento esautorato e relegato a funzioni marginali di approvazione e fiducia.

Una legge delega per la riforma pensioni. Il governo punta a farsi assegnare dal Parlamento la delega per intervenire su quota 100 e altri importanti aspetti del sistema pensionistico italiano. Lo ha dichiarato la sottosegretaria al Lavoro Francesca Puglisi facendo il punto sulla riforma.

I tempi stringono e il prossimo 14 ottobre ci sarà un incontro importante al Ministero del Lavoro fra tecnici e parti sociali per illustrare le linee guida della prossima grande riforma pensioni. Sul banco degli imputati c’è quota 100 che parte del Parlamento vorrebbe conservare nelle sue linee guida fondamentali, mentre il governo Conte punta a cancellarla del tutto.

Riforma pensioni attraverso una legge delega?

Motivo questo per il quale Palazzo Chigi cerca di esautorare i due rami parlamentari ad intervenire sulla riforma pensioni che potrebbe incagliarsi in lunghi ed estenuanti dibattiti. La Lega, promotrice di quota 100, vorrebbe mantenere l’impianto delle pensioni anticipate così com’è. Ma – come già detto – da Bruxelles (leggasi Germania) non ne vogliono sapere e hanno chiesto al premier Conte di abolire quota 100 e il reddito di cittadinanza. In cambio degli aiuti europei sul recovery fund di cui il nostro Paese ha estremamente bisogno.

Ecco quindi che il premier Conte tenta di sottrarre la riforma al Parlamento, unico organo istituzionale con potere legislativo. Vero che saranno sempre i due rami legislativi di Camera e Senato, alla fine, a convertire il Dlgs in legge, ma se l’iniziativa parte dal potere esecutivo anziché da quello legislativo, le cose assumono sempre (come si è visto) una piega diversa. Il dibattito parlamentare scade e la democrazia ne risente. Anche perché poi, si arriverà sempre alla questione di fiducia e il progetto di riforma pensioni, così come verrà confezionato da Palazzo Chigi, non sarà modificato.

La questione politica

La questione è politica. Poiché alla base della riforma pensioni vi è un diktat della Merkel, il Parlamento – sostengono gli esperti – potrebbe rappresentare un ostacolo. E’ una questione di soldi. Finanziare il costosissimo sistema previdenziale italiano in deficit non è più possibile. O, se vogliamo, non è più permesso da chi presta soldi all’Italia. Ecco quindi che la legge delega per la riforma pensioni appare un passaggio obbligato, ben condito da belle parole date in pasto alla stampa. Come ha precisato Puglisi parlando di legge delega:

la progettazione di tali strumenti, oggetto di costante confronto con le organizzazioni sindacali, troverà collocazione all’interno di un più ampio e strutturale disegno riformatore che, in una logica di sistematicità delle regole e di garanzia della sostenibilità finanziaria, avrà come pilastri la maggiore equità del sistema pensionistico, la flessibilità in uscita e una pensione di garanzia per i giovani. Lo strumento per intervenire su tale revisione organica della materia è stato individuato in una legge delega i cui principi e criteri direttivi sono in fase di elaborazione“.

Il taglio di quota 100

Benché la riforma pensioni sarà oggetto di confronto con i sindacati,il governo ha già deciso. Inutile aspettarsi sorprese. Quota 100, così com’è, non è sostenibile economicamente perché costa troppo per le casse dello Stato, giù super indebitato. Anche la Corte dei Conti ha bocciato il sistema di pensionamento anticipato. Mettendo in allarme la sostenibilità dei conti dell’Inps, i giudici contabili non hanno messo sotto accusa proprio quota 100. Bensì il sistema di calcolo delle pensioni che pesa sulla spesa futura. Il calcolo retributivo della pensione, anche nel sistema misto dove una parte rilevante della pensione è calcolata in base alla media degli stipendi percepiti negli ultimi anni, non è più sostenibile. A maggior ragione se lo Stato deve assicurare le pensioni per un maggior numero di anni per via di quota 100.

Riforma pensioni anticipate con penalizzazione

La cosa certa è quindi che quota 100, così com’è, andrà ad esaurirsi nel 2021.

Ma non è detto che non sarà riproposta con i dovuti accorgimenti. In sostanza, l’Italia si dovrà adeguare ai meccanismi dei pensionamenti anticipati previsti in Germania, Austria, Svizzera e altri Paesi dell’Unione Europea che prevedono una penalizzazione. In pratica, il pensionamento anticipato sarà concesso solo se si sarà disposti a rinunciare a una fetta di pensione.

Il che, per l’Italia, non significherà mettere i lavoratori in condizioni di rimetterci qualcosa, ma di non più ottenere dallo Stato aiuti economici. Quota 100 potrebbe quindi essere riproposta sul modello di “opzione donna” – secondo gli esperti – vale a dire con sistema di calcolo esclusivamente contributivo. Il lavoratore se vorrà anticipare l’uscita dal lavoro rispetto ai requisiti di vecchiaia dovrà accettare la migrazione dei contributi versati prima del 1996 nel sistema contributivo. Ne deriverà una penalizzazione commisurata con gli anni di lavoro effettuati prima di tale data.

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