Riforma pensioni: i sindacati vogliono la quota 100

I sindacati sono favorevoli all'ipotesi della quota 100: ecco perchè.

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I sindacati sono favorevoli all'ipotesi della quota 100: ecco perchè.

Nell’ambito della riforma delle pensioni i sindacati chiedono la quota 100 per permettere un’uscita dal mondo del lavoro flessibile e con 41 anni di contributi e senza penalizzazioni per i lavoratori precoci.   Ovviamente le parti sociali si stanno battendo anche per arrivare in via definitiva alla risoluzione del problema degli esodati, come comunica in una nota Vera Lamonica dopo la manifestazione di ieri a Roma.

  La segretaria Confederale Cigl fa notare che la flessibilità in uscita è necessaria a partire dai 62 anni ma senza ulteriori penalizzazioni. La proposta della quota 100 è ben vista dai sindacati perché va nel senso da loro auspicato.   Al piano Boeri, invece, i sindacati dicono no perché permettere il pensionamento in cambio dell’intero calcolo contributivo della pensione sembra essere un prezzo troppo alto per i lavoratori. Un taglio del 30% alle pensioni di persone che hanno lavorato oltre 35 anni è inaccettabile.   Anche Carla Cantone della Cisl ritiene che il piano di Boeri non sia accettabile e che non spetti all’INPS discutere della riforma delle pensioni bensì al governo che dovrebbe trovare una soluzione per apportare quanto prima correzioni al sistema pensionistico.  

Quota 100

La quota 100, proposta dal DDL 2945 presentato da Cesare Damiano, prevede che la somma dell’età anagrafica e degli anni di contribuzione dia come risultato il numero 100.   I requisiti minimi richiesti sono almeno 62 anni di età e almeno 35 anni di contributi. La pensione, quindi, potrebbe essere raggiunta con 62 anni di età e 38 anni di contributi, o, per esempio, con 65 anni di età e 35 di contributi.   Per gli uomini i requisiti sono leggermente più alti: servono, infatti, almeno 63 anni di età e la quota da raggiungere è di 101. Per chi ha almeno 41 anni di contributi è possibile l’accesso alla pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica, questo per venire incontro alle esigenze dei lavoratori precoci.

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