Riforma pensioni: gli 11 punti dei sindacati per modificare la legge Fornero

Ecco gli 11 punti contenuti nella proposta dei sindacati per la modifica alla legge Fornero.

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Ecco gli 11 punti contenuti nella proposta dei sindacati per la modifica alla legge Fornero.

Cgil, Cisl e Uil hanno presentato alla presidenza del Consiglio la loro proposta unitaria per apportare modifiche alla legge Fornero in tema di previdenza, gli 11 punti contenuti nella proposta sono quelli emersi dai tavoli di confronto tra governo e sindacati.

Le proposte delle tre sigle sindacali hanno lo scopo di superare le rigidità imposte dalla legge Fornero e rendere quindi più equo il sistema previdenziale favorendo, al tempo stesso, il turn over generazionale.

Nel documento, composto da 11 punti, si legge “Il confronto in corso sulla fase due, pur avendo fatto registrare alcuni, parziali, elementi di avanzamento, al momento sta evidenziando significative distanze, anche su elementi particolarmente rilevanti, distanze che il proseguimento del negoziato ci auguriamo possa far superare”. L’obiettivo delle parti sociali “è quello di determinare risultati concreti sui punti fissati nel verbale di sintesi dello scorso anno, che vadano nella direzione indicata dalla piattaforma sindacale, che rimane il riferimento del sindacato per una riforma organica del sistema previdenziale nel nostro Paese”.

Riforma pensione: cosa bisogna cambiare?

Negli undici punti presenti sul documento Cgil, Cisl e Uil illustrano quelli che a loro avviso sono i cambiamenti più urgenti da apportare alla riforma Fornero per rendere più equo l’attuale sistema previdenziale. La prima richiesta fra tutte è quella di bloccare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita che, a gennaio 2019, porterà l’età pensionabile per accedere al trattamento di vecchiaia a 67 anni. Secondo i sindacati questo innalzamento automatico non va a guardare il fabbisogno delle diverse categorie di lavoro e proprio per questo si chiede di studiare un nuovo criterio che tenga conto delle peculiarità di tutti i lavoratori.

Pensioni giovani: flessibilità e carriere discontinue

Per quanto riguarda le pensioni dei giovani, altro punto dolente della nostra previdenza, i sindacati propongono di utilizzare uno strumento che in qualche modo possa valorizzare la storia contributiva di ognuno per sostenerne il futuro previdenziale. Allo stesso tempo, però, si chiede anche che si superi i criteri che oggi sono previsti nel sistema contributivo che andranno, inevitabilmente, a penalizzare coloro che hanno i redditi più bassi.

Flessibilità in uscita: in questo campo si chiede che venga introdotto un importo soglia per l’accesso alle pensioni calcolate con il contributivo e l’innalzamento della quota contributiva di pensione cumulabile con l’assegno sociale per chi ha maturato almeno 30 anni di contributi. Al tempo stesso i sindacati chiedono una maggiore valorizzazione delle carriere discontinue e dei periodi non coperti da contribuzione previdenziale al fine di permettere a tutti di raggiungere almeno i 20 anni di contributi necessari per l’accesso anticipato alla pensione di vecchiaia.

Superare le disparità di genere

Secondo i sindacati, poi, le disuguaglianze che al momento ci sono tra uomini e donne devono essere superate poiché almeno sul mondo del lavoro le donne sono molto più penalizzate degli uomini. Nel documento si legge che è “Un intervento sul solo meccanismo dell’Ape sociale è riduttivo, occorre una misura più ampia con il riconoscimento di un anno di anticipo per ogni figlio, fino a un massimo di tre, e il riconoscimento di un bonus contributivo per i lavori di cura, al fine di migliorare le pensioni delle donne”.
Non mancano le proposte di ampliamento di ottava salvaguardia, opzione donna e Ape sociale oltre alla richiesta di rendere finalmente operativo il cumulo gratuito dei periodi assicurativi anche per i liberi professionisti.

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