Riforma pensioni Fornero e incertezza della pena, le ultime riflessioni

Riforma pensioni Fornero: le riflessioni da quando ho preso coscienza di essere un "FORNERIZZATO" che non riesce a rassegnarsi per un'ingiustizia così grande.

di Angelina Tortora, pubblicato il
Riforma Pensione Fornero

Da diversi anni ormai, si sente parlare, senza trovare una soluzione, di CERTEZZA della PENA.

Troppo spesso (anche) per i delitti più gravi e per tutte quelle azioni e/o comportamenti illeciti, LA GIUSTIZIA, seppur con calma, si abbatte sui colpevoli infliggendo (dove è possibile) pene esemplari, sempre che non vengano ridotte di 1/3 per il processo con rito abbreviato.

Dopo pochi anni, la legge concede benefici di varia natura che favoriscono un certo ammorbidimento della presunta pena da scontare.

Un po’ di buona condotta, l’affidamento ai servizi sociali, il lavoro fuori dal carcere ecc.ecc. di fatto, mandano a farsi benedire la CERTEZZA della PENA.

Eppure la soluzione esiste: basterebbe assumere queste “brave persone” nelle amministrazioni statali con l’obbligo di “SCONTARE “, per essere “liberi” a prescindere dall’età, le seguenti pene:

  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini, fino al 31/12/2018;

  • 43 anni e 3 mesi per gli uomini dall’1/1/2019 (5 mesi di aspettativa di vita);

  • 41 anni e 10 mesi per le donne, fino al 31/12/2018;

  • 42 anni e 3 mesi per le donne, dall’1/1/2019 (5 mesi di aspettativa di vita).

(e se si muore prima non è rilevante) perché una condanna del genere sarebbe un efficace deterrente per ogni delinquente.

Per i delitti più efferati la suddetta pena sarebbe meno dell’ergastolo e un po’ più di una condanna per strage (trenta anni).

Si perché ad un dipendente pubblico, (a saperlo prima), sarebbe convenuto fare una strage, piuttosto che vedersi aumentare, riforma dopo riforma, in barba alle norme sulla retroattività della legge, la sua FINE PENA.

E a proposito di pensioni, è molto facile, dopo anni, raccontare storie diverse da come si sono svolti realmente i fatti, cambiando Versione, Circostanze, Motivazioni ecc. ecc. per giustificare e difendere il proprio operato.

Così, nel lontano 2011, ci hanno detto (genericamente) come fosse difficile chiedere al popolo dei sacrifici.

Le motivazioni dell’epoca erano:

  • La necessità di salvare il paese dal disastro economico;

  • Perché ce lo ha chiesto (imposto) l’Europa;

  • Era giunto il momento di mettere ordine nella giungla pensionistica inserendo criteri generali di EQUITA’.

Credo siano poche le persone che non ricordano come se fosse ieri, le lacrime di coccodrillo, di chi volle quella cosiddetta “Riforma”termine che dovrebbe essere usato quasi sempre per indicare qualcosa di migliorativo che non c’è stato-, mentre le parti sociali e sindacali, fatta eccezione per qualche velata protesta tesa a salvare la faccia del tipo (non si potrà andare oltre i 40 anni -quaranta- di contribuzione per ottenere la pensione –Camusso docet-), non mossero un dito per contrastare il provvedimento, dimostrandosi accondiscendenti e conniventi.

Ma quella santa donna (una volta si diceva –che Dio l’abbia in gloria- ma non è questo il caso……) CHE TEORIZZA –in una recente dichiarazione fatta in televisione- ADDIRITTURA, CHE FARE 45 ANNI DI LAVORO E’ PIU’ CHE POSSIBILE –perché sessant’anni è un’età troppo bassa per andare in pensione-, non paga delle gravose condizioni che “andavano imposte” ai lavoratori (in teoria tutti), in quel lontano 2011/2012, è andata molto oltre rispetto a quello che ci era stato chiesto dall’Europa, che voleva solo la fine del pensionamento anticipato senza limiti in presenza dei quarant’anni di anzianità contributiva. (DICHIARAZIONE DI SACCONI ex ministro del Lavoro).

Oggi, dopo aver verificato tutti gli sfaceli (uno per tutti leggasi ESODATI) attualmente in via di risoluzione, gli iniqui criteri che hanno colpito e colpiscono da una parte, i soliti noti –i pensionati – dall’altra, i futuri noti –nati successivamente al 1951- con penalizzazioni da regine totalitario, con pene inflitte senza processo dai 5 anni in su, in molti si sono resi conto che nella FAMIGERATA erano state inserite troppe ingiustizie e nessuna EQUITA’.

Allo stato attuale sono anche cambiate le motivazioni della Riforma, che ora deve tutelare le future generazioni.

Per intenderci, parafrasando la compianta Fallaci, quelli di una generazione mai nata, perché i presunti genitori non avendo certezze lavorative nel paese, non se la sentono di farla crescere demograficamente.

Vista la premessa, continua il dibattito politico su reti televisive pubbliche e private, sul come porre rimedio alle ingiustizie ed errori fatti nella Riforma, ma con risultati pressoché nulli (perché dire che l’APE, fatta salva forse solo la Social, in qualsivoglia altra forma è solo una SOLENNE SOLA, che verrà scelta da pochi disperati).

Non vedo attualmente buon senso, nelle innumerevoli e fantasiose proposte fin qui emerse, del tipo, si potrà andare in pensione se saranno 44 gatti in fila per 6 con il resto di 2, quando basterebbero pochi punti ben definiti per uniformare un sistema dalle svariate variabili (differente trattamento fra un nato il 31 dicembre ed il primo di gennaio), come ad esempio:

  • Separare la Previdenza dall’Assistenza, gestendole in modo indipendente l’una dall’altra;

  • L’INPS deve ricevere dallo Stato, in qualità di datore di lavoro, quei contributi previdenziali dovuti all’ex INPDAP e mai versati;

  • Istituire per coerenza (dove esiste un minimo, deve esistere anche un massimo) un tetto alle pensioni previdenziali pari a 30 volte l’importo delle pensione minima senza alcuna eccezione;

  • Consentire di avere anche più trattamenti pensionistici purché non superino il predetto trattamento massimo;

  • Utilizzare un criterio unico per tutti per accedere al trattamento pensionistico senza penalizzazioni, come il raggiungimento della complessiva quota 102 (età + contributi versati) oppure 41 anni di contribuzione versati per tutti.

Ultimo ma, non meno importante, abolire l’aspettativa di vita perché, mai norma fu più aleatoria nella sua declinazione. Questo parametro è proprio quello che non ci si aspetta dalla legge: INCERTEZZA.

Per cui, vallo a spiegare a quelli come ANNA, Giovanni, Luca ecc. ecc. che sono scomparsi molto prima di raggiungere l’età calcolata con l’aspettativa di vita, che hanno un credito nei confronti dello Stato che non potrà essere reclamato.

Di sicuro so che, per andare in pensione, ci vorranno 43 anni e 3 mesi (e potrebbero non bastare, se fanno altri provvedimenti peggiorativi), e me li dovrò fare tutti (sempre se sopravvivo), mentre un qualsiasi condannato, tra un indulto, uno sconticino qua, un po’ di buona condotta, una riduzione là, non dovrà scontare tutta la sua pena.

Così lo Stato biscazziere, che scommette sulla vita, ma spera soprattutto sulla morte dei suoi cittadini, VINCE e RISPARMIA.

Inoltre, come nota integrativa, alle tante cose dette e scritte di cui non frega nulla a nessuno, aggiungo una riflessione sull’Opzione donna:

Anche in questo caso, è stato il solito pasticcio perché paradossalmente ha consentito a donne più giovani di lasciare il lavoro (avendo 35 anni di contributi) mentre a lavoratrici più “anziane”, in assenza del predetto requisito contributivo non è stato permesso, creando ancora una volta una sperequazione (Quello che è diventato il criterio principale per lasciare il lavoro, cioè l’età, in questo caso non serve più). Come si può facilmente capire, vengono trattenute al lavoro persone più “vecchie” e sicuramente più stanche di chi ha tagliato il traguardo con 35 anni di contributi, casomai anche figurativi o che ha sfruttato riscatti si varia specie e/o natura.

Non c’è da meravigliarsi, quando, si parla per il nostro paese come la patria delle eccezioni. E, a malincuore, devo convenire con il prof. Cazzola, che afferma: a quanti verrà applicata (dico io) la stramaledetta e famigerata Fornero, se ad ogni occasione (vedi poligrafici delle aziende in crisi, ai bancari in esubero, autoferrotranvieri –ex Fondo Trasporto-, fondo di previdenza dello spettacolo, fondo giornalisti, fondo di previdenza degli sportivi professionisti, fondo volo, ecc. ecc.) si concede una deroga??

E ancora, qualche tempo fa, si discuteva dell’inerzia dei sindacati, che all’epoca della riforma fornero, nulla hanno fatto per contrastare quello che poi si è rivelata una grande ingiustizia nei confronti di milioni di lavoratori “principalmente dipendenti pubblici”. Ingenuamente, abbiamo subito passivamente quei provvedimenti, nella speranza che le forze sindacali, ritrovata l’unità, potessero mitigare le sciagurate scelte del 2011. Tutto questo non è successo ed oggi, dopo che sono stati fatti piccoli aggiustamenti a favore di questa o di quella categoria, siamo in un a fase di stallo. Ciò detto, avere informazioni sul trattamento pensionistico “RISERVATO ALLE FORZE ARMATE” e specificatamente del settore difesa, sicurezza e soccorso pubblico, fa sorridere di rabbia e fa incaz…re un gran numero di lavoratori. Non è questione di invidia, ma di equità. Scoprire che dal regolamento di armonizzazione adottato in attuazione della legge Fornero (Dpr 157/2013) il comparto difesa e sicurezza non è stato preso in considerazione per mancanza di “accordo” sui nuovi requisiti da applicare, con la conseguenza che rimangono in vigore per Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato, Polizia penitenziaria, Guarda di Finanza e Vigili del Fuoco i requisiti vigenti fino al 31 dicembre 2011, è quanto meno SCANDALOSO. E’ bastato non trovare l’ACCORDO SUI REQUISITI DA APPLICARE per evitare di essere “FORNERIZZATI”. In conclusione, parafrasando il titolo del famoso libro di Joseph Cronin, si può dire “E I SINDACATI SONO STATI A GUARDARE……..”.

Va anche aggiunta una chicca, che, (passata sotto silenzio -si trova nell’art. 24, comma 15-bis del DL 201/2011-) riconosce il beneficio ai lavoratori dipendenti del SETTORE PRIVATO, in via eccezionale, la possibilità di conseguire la pensione anticipata al compimento di 64 anni in deroga alle nuove norme introdotte dalla riforma (2 anni meno rispetto ai nuovi requisiti per il trattamento di vecchiaia fissati dalla fornero, che sono pari a 66 anni e 7 mesi fino al 31/12/2018). Inoltre, chi ha raggiunto la quota 96 entro il 31/12/2012 con almeno 60 anni di età e 36 di contributi oppure 61 anni di età e 35 di contributi ha avuto la stessa possibilità (tra questi ci sono gli appartenenti al Fondo Speciale Ferrovie dello Stato e gli iscritti al fondo di quiescenza delle Poste, mentre sono esclusi i lavoratori del comparto pubblico).

So per certo che io sono incappato nella tagliola e sarò severamente “punito” per aver iniziato a lavorare da “giovane”, ma non sufficientemente giovane per essere considerato precoce. Ma tant’è, a qualcuno doveva pur capitare di essere fregato. Comunque, ribadisco il concetto tante volte espresso e cioè che sarebbero bastate due righe per dare una parvenza di equità a questo mare di postille, eccezioni, virgolettati, sottolineati e quanto altro per definire gli “SCAMPATI” alla fornero, (come i sopravvissuti dei campi di stermino).

1) 41 anni di contributi (versati) PER TUTTI;

2) La pensione massima che potrà essere pagata, non potrà MAI superare 30 volte il valore della pensione sociale minima.

E tanto per chiudere in bellezza, riporto le recenti affermazioni del Presidente dell’INPS Boeri fatte su PensioniOggi in data 6/12/2017 con il titolo -Età pensionamento effettiva 3 anni meno media OCSE- a cui è seguito questo commento:

Certamente, da un pinco pallino qualunque, posso aspettarmi le affermazioni fatte sulla media dell’età pensionabile, come da rapporto dell’OCSE, ma non dal Presidente dell’INPS, il quale, aggiunge che con l’allungamento dell’aspettativa di vita di 5 mesi prevista per il 2019, MEDIAMENTE, in Italia, si va in pensione a 62 anni e 5 mesi. Orbene, il buon Boeri (da milanese) non ha avuto il tempo di leggere quello che ha scritto molto tempo fa TRILUSSA, (che da avversario della DISEGUAGLIANZA era un grande sostenitore della mediana e un nemico della media. Nella famosa storia del pollo si prendeva beffa di chi parlava di un pollo a testa, quando di fatto il pollo a testa era la media di chi aveva due polli e chi non ne aveva nessuno), perché se l’avesse fatto, eviterebbe di farsi mandare a quel paese, MEDIAMENTE, in via immediata, una volta al giorno.

A tal proposito, vorrei che mi spiegasse, come mai, MEDIAMENTE, con ben 41 anni di contributi interamente versati, all’approssimarsi di 64 anni, sono ancora al lavoro, e MEDIAMENTE, potrò andare in pensione (sempre MEDIAMENTE e se campo), non prima del 2020.

Da iniziale messia, risolutore dei problemi dell’Ente Previdenziale, ora è diventato come la nota Cassandra, portatrice di sventure.

P.S. Infine, non tutti sanno che, da qualche anno per effetto della legge 147/2013, il Tfs o Tfr che dir si voglia, (denari accantonati e accumulati dal lavoratore mese dopo mese) viene corrisposto in comode rate annuali del valore massimo di 50mila € (per rata) e nelle seguenti tipologie, a seconda della categoria di cessazione dal servizio:

1) Inabilità o decesso 15gg + 90 gg;

2) Limite di Età/ Cessazione d’ufficio 12 mesi + 90gg;

3) Dimissioni volontarie 24 mesi + 90 gg;

4) Scadenza contratti a termine 12 mesi + 90gg;

5) Risoluzione Unilaterale per massima Anzianità Contributiva 12 mesi + 90gg.

In sintesi per avere i propri soldi, a volte bisogna aspettare anni.

Alessandro

Se vuoi raccontare la tua storia o hai domande e dubbi, contattami: [email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: News pensioni, Riforma pensioni