Riforma pensioni: flessibilità senza penalizzazioni improbabile

Ormai sembra impossibile riuscire a trovare un'ipotesi di flessibilità senza penalizzazioni, ecco perchè.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Ormai sembra impossibile riuscire a trovare un'ipotesi di flessibilità senza penalizzazioni, ecco perchè.

Continua il dibattito sulla riforma delle pensioni e la ricerca di soluzioni che possano garantire flessibilità in uscita con meno penalizzazioni possibili. Appare improbabile, infatti, che sia possibile proporre ai lavoratori possibilità di una pensione anticipata senza penalizzazioni.   L’obiettivo del governo resta quello di garantire ai lavoratori un anticipo sull’età pensionabile ma al prezzo di una decurtazione sull’assegno previdenziale. Le misure al riguardo, compreso il reddito per i 55enni che hanno perso il lavoro, saranno inserite nella Legge di Stabilità 2016, ma solo se il governo riuscirà a ottenere maggiori margini di flessibilità da Bruxelles.   Sul tavolo dell’esecutivo sono 4 le ipotesi da analizzare e se da una parte si sta prendendo in considerazione l’idea di reintrodurre il sistema delle quote, dall’altra sono state avanzate ipotesi per una flessibilità dai 62 anni in poi che, però, avrebbero un impatto sulle casse dello stato troppo elevato.   Il ddl 857, ad esempio, introduce una penalizzazione correlata agli anni di anticipo, ma l’ipotesi avanzata da Damiano-Beretta sta trovando molte resistenze.   Il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, vorrebbe spingere sulla scelta della flessibilità che prevede una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo fino a un massimo dell’8% ma gli esperti fanno notare che questa soluzione avrebbe un costo troppo elevato per le finanze statali e andrebbe a creare nuovo deficit. Per contenere i costi si sta ipotizzando di incrementare la penalizzazione prevista nel ddl 857 per cercare di contenere i costi. Tra le ipotesi avanzate anche quella di ricorrere ad una finesta mobile che permetterebbe di contenere i costi e l’ipotesi di applicare il calcolo contributivo al posto del retributivo, scelta che permetterebbe di estendere il regime sperimentale Opzione donna oltre la fine del 2015 ma spostando l’asticella dell’uscita a 62 anni con 35 di contributi.

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Argomenti: Giustizia

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