Riforma pensioni: flessibilità e penalizzazioni, i 2 punti di vista

Cosa pensano Cesare Damiano e Susanna Camusso delle penalizzazioni legate alle flessibilità in uscita?

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Cosa pensano Cesare Damiano e Susanna Camusso delle penalizzazioni legate alle flessibilità in uscita?

Continua il dibattito sulla riforma delle pensioni e le voci che emergono dal coro sono quelle relative alla flessibilità in uscita e relative penalizzazioni. Se da una parte il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, afferma che non si può andare oltre l’8% di penalizzazione sull’assegno, dall’altra Susanna Camusso, segretario della Cgil, dichiara che non è possibile pensare a nuove decurtazioni sull’assegno previdenziale.  

Penalizzazioni: la parola a Damiano

Cesare Damiano dichiara che se la flessibilità in uscita non deve pesare sulle casse dello Stato in qualche modo bisogna prevedere una penalizzazione. Il ricalcolo contributivo prevede una penalizzazione pari a circa il 30% dell’importo dell’assegno, una soluzione ingiusta e sicuramente non molto attraente per i lavoratori.   Damiano propone una flessibilità a costo ridotto usando come copertura per la spesa residua i risparmi che si sono conseguiti con la riforma Monti e che porteranno a ulteriori risparmi fino al 2060. Second il presidente della Commissione Lavoro, i conti forniti dall’Inps di Boeri possono essere smentiti. Damiano afferma che non è vero che se si consentisse il pensionamento anticipato a 62 anni con 35 anni di contributi e una penalizzazione massima dell’8%, tutti i lavoratori abbandonerebbero prima il proprio lavoro: si vorrà ritirare dal mondo del lavoro chi svolge mansioni pesanti, mentre chi è gratificato dal proprio lavoro non prenderebbe in considerazione l’idea del pensionamento anticipato.     Un risparmio si avrebbe anche da tutti i lavoratori in cassa integrazione che al momento non possono usufruire della pensione e dagli esodati che potrebbero scegliere questa opzione. Nella prossima pagina potremo conoscere qual è l’idea di Susanna Camusso al riguardo.  

Penalizzazioni: il No della Camusso

In un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera” Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil, rilancia le proposte avanzate dal sindacato analizzando in maniera critiche quelle del governo sulla riforma pensioni.   La Camusso afferma che permettere ai lavoratori di accedere prima alla pensione con penalizzazioni sull’assegno significa, anche , non sapere di che redditi si dispone per pagare le future pensioni, sottolineando, al tempo stesso, che il solo reddito minimo per gli over 55 disoccupati non basta a contrastare la povertà.   La povertà va contrastata, secondo il segretario CGIL, non solo dando un reddito minimo che lavi la coscienza. Per quanto riguarda l’età pensionabile la Camusso sostiene che andare in pensione a 67 anni non va bene per tutti i tipi di lavoro, come ad esempio i trasporti o l’edilizia dove le mansioni sono più pesanti. Secondo il sindacato c’è bisogno sì di flessibilità ma senza decurtare i trattamenti. La Camusso, in merito alle coperture, pone la questione della tassa sulla casa che non va necessariamente abolita per tutti ma soltanto per chi possiede un solo immobile mantenendo la tassa per chi possiede più di una casa e immobili di pregio.   La Camusso afferma, inoltre che avere due sole aliquote Irpef è iniquo poiché, come postula la stessa Costituzione, la tassazione deve essere progressiva e due aliquote non la renderanno mai tale. La Camusso dice la sua anche sulla decontribuzione che avrebbe dovuto contrastare la disoccupazione: come è stata pensata non va bene secondo il segretario CGIl poiché, a parte il bisogno di una proroga andava modificata e collegata alla sola occupazione aggiuntiva.

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Argomenti: News pensioni, Penalizzazioni pensioni, Riforma pensioni