Riforma pensioni e scuola: Rodotà contro la scomposizione della società

Rodotà contro Renzi: il giurista smonta le basi della riforma delle pensioni e della scuola volute dal Presidente del Consiglio

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Rodotà contro Renzi: il giurista smonta le basi della riforma delle pensioni e della scuola volute dal Presidente del Consiglio

Parole dure quelle di Stefano Rodotà verso Renzi e, in particolare, verso l’approccio del premier alla riforma della scuola e delle pensioni. Due colonne portanti che reggono la società. Il giurista accusa il Presidente del Consiglio di aver scomposto la società “come se fosse fatta da entità distinte”. Le ultime dichiarazioni dell’illustre giurista, in passato anche in corsa per il Quirinale, sono giunte al termine dell’intervento alle giornate del lavoro organizzate dalla Cgil proprio a Firenze, nella città del premier.

 

Riforma pensioni: Renzi e la comunicazione da plebiscito

In merito al dibattito sulla riforma delle pensioni, che ha tenuto banco nelle ultime settimane, Stefano Rodotà critica Renzi per non aver cercato il confronto con le parti sociali. Stesso errore, ad avviso del giurista, sarebbe stato fatto anche nell’approccio alla riforma della scuola. Una mancanza che il governo ha cercato di mascherare con quella che lui definisce la “logica plebiscitaria della comunicazione diretta”, vale a dire slide o lavagna con il gessetto. Parlando con insegnanti e studenti in altre parole, Renzi punta sulla comunicazione ad effetto ma di fatto viola quanto previsto dalla costituzione che invece assegna ai partiti e alle organizzazioni sindacali un ruolo decisivo in cui, almeno parzialmente, “si riconosce la società”. Questa strategia nasconde un pensiero di base: Renzi “considera gli italiani degli scolaretti”.

Riforma pensioni e rimborsi: diritti sociali non a discrezione del legislatore

Rodotà ha detto la sua anche sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha costretto Renzi a correre ai ripari sulla mancata reindicizzazione dei trattamenti previdenziali del biennio 2012 e 2013. Una pronuncia che conferma l’indisponibilità da parte del legislatore dei diritti sociali, anche quando “si assiste al paradosso che violazioni così grosse possono comunque passare, magari con un ‘pizzino’ in cui si avverte la Corte costituzionale che rivedere una determinata legge può avere costi elevati”.

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