Riforma pensioni e ricalcolo contributivo: la maggioranza si spacca

Perchè il ricalcolo contributivo non piace alla maggioranza? Quali sono le ipotesi in campo per riuscire a rendere accettabile la proposta?

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Perchè il ricalcolo contributivo non piace alla maggioranza? Quali sono le ipotesi in campo per riuscire a rendere accettabile la proposta?

La maggioranza di governo è impegnata nella ricerca di una soluzione che tenti di superare le rigidità delle regole che permettono l’accesso alla previdenza sociale tramite una riforma delle pensioni che riesca a garantire un anticipo sul requisito anagrafico senza comportare, allo stesso tempo, una penalizzazione sull’assegno.   Questo tipo di soluzione non è possibile senza pesare troppo sulle casse dello Stato, che vorrebbe poter garantire, oltre all’anticipo sull’età pensionabile in cambio di una decurtazione sull’assegno, anche un reddito per gli over 55 rimasti senza occupazione. Entrambe le misure saranno inserite nella Legge di Stabilità 2016 anche se al momento non si è ancora trovata la soluzione che riesca a soddisfare le esigenze di bilancio. Proprio per questo motivo tutte le proposte fino ad ora avanzate, come ad esempio la quota 100 che prevede un’età anagrafica di 62 anni e 38 anni di contributi, sono state giudicate troppo costose al punto da determinare un ritorno al passato. Anche l’ipotesi di penalizzazione proposta dal decreto Damiano-Beretta, sta trovando non troppi pareri favorevoli per i costi troppo elevati, nonostante la penalizzazione dell’8%. Sembrerebbe al momento più fattibile la proposta di applicare il metodo contributivo invece di quello misto ed estendere l’opzione donna, che prevede 57 anni di età e 35 anni di contributi, anche oltre il 2015 estendendo la possibilità anche agli uomini con requisiti di uscita più alti (62 anni e 35 anni di contributi versati).

Non tutta la maggioranza, però, approva questa ipotesi poiché i lavoratori che scegliessero questa opzione si troverebbero una sostanziosa riduzione degli assegni previdenziali. Proprio per scongiurare l’eccessiva riduzione degli assegni si sta pensando all’applicazione di una soglia di garanzia sotto la quale non si posa ridurre l’assegno pensionistico per il ricalcolo con il sistema contributivo.

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