Riforma pensioni, due argomenti di cui tutti hanno paura ma le scadenze incombono e il silenzio non potrà durare a lungo

A fine anno scade quota 100 e ancora nulla di concreto è saltato fuori per la riforma pensioni 2022. I lavoratori temono amare sorprese.

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La riforma pensioni si avvicina. Purtroppo, però, nulla trapela dai corridoi ministeriali e nemmeno dalle segreterie di partito. Quota 100 va in scadenza a fine anno a si dovrà trovare una soluzione per evitare lo scalone di 5 anni con le regole della Fornero.

Lavoratori e sindacati aspettano i partiti al varco, pronti a scatenare una guerra se ci saranno tagli o penalizzazioni pesanti. Il governo Draghi, dal canto suo, non vuole sporcarsi le mani come fece 10 anni fa il premier Mario Monti.

Riforma pensioni ancora al palo

Il tempo tuttavia stringe e la tavola non è ancora stata apparecchiata. Finora si sono fatte tante chiacchiere, ma nulla in concreto e saltato fuori. Il tema, però, è scottante anche perché in gioco c’è la tenuta dei conti pubblici e la prospettiva di trattenere al lavoro fino a 67 anni migliaia di persone.

La riforma pensioni – fanno notare gli esperti – è delicata e ne va della tenuta della maggioranza al governo. Tant’è che la riforma pensioni sarà inserita nella legge di bilancio 2022 e non seguirà un iter parlamentare o un dibattito a parte. Si arriverà a porre la questione di fiducia. Grave!

Un segnale evidente che la dice tutta sul fatto che i margini di manovra sono risicati e non sarà più possibile varare manovre finanziarie a debito per sostenere la spesa pensionistica. Allungare l’età pensionabile è improponibile, come chiede l’Ocse, e l’unica via per concedere le pensioni in anticipo rispetto ai requisiti previsti per la vecchiaia.

Cosa temono i lavoratori

Il timore che serpeggia fra sindacati e lavoratori per la riforma pensioni è che quota 100 non sarà sostituita da altre forme di pensioni anticipate. Qualche ritocco qua e là delle opzioni già esistenti (Ape Sociale e Opzione Donna) sarà sicuramente fatto, ma non basterà a soddisfare la platea dei delusi.

Per rimediare alla fine di quota 100 non resta che una sola strada da seguire: quella di concedere la pensione a 62-63 anni di età in maniera flessibile o, a 64 anni con il solo calcolo contributivo dei versamenti effettuati.

Ne deriverà in entrambi i casi una penalizzazione per i lavoratori che si vedranno riconoscere un assegno inferiore a quello dei predecessori che hanno potuto fruire fino a quest’anno dei benefici di quota 100.

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