Riforma pensioni: Damiano insiste sulla quota 100

Cesare Damiano continua a dichiararsi contrario al reddito minimo puntando sulla flessibilità in uscita e sulla quota 100 nella riforma delle pensioni.

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Cesare Damiano continua a dichiararsi contrario al reddito minimo puntando sulla flessibilità in uscita e sulla quota 100 nella riforma delle pensioni.

Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera riguardo alla riforma delle pensioni si dichiara contrario al reddito minimo affermando di voler puntare sulla quota 100.   Damiano spiega la sua presa di posizione chiarendo che con il reddito minimo si rischia di trasformare un diritto pensionistico dovuto in un aiuto assistenziale.   Damiano si dichiara preoccupato per le ultime dichiarazioni di Tito Boeri, presidente dell’Inps, e del ministro del Lavoro Giuliano Poletti. La sensazione che si nutre, afferma il presidente della Commissione, è quella che estendendo l’Asdi agli ultra 55enni rimasti senza lavoro si dia un sostegno assistenziale senza però trovare una reale soluzione ai danni provocati dalla Riforma Fornero che va modificata.   L’estensione dell’Asdi, l’assegno di disoccupazione, non è la soluzione definitiva: erogare un massimo di 450/500 euro al mese sena valutare i contributi versati è uno strumento che può essere utile per far fronte a situazioni di emergenza, ma non può andare a rispondere alle esigenze di flessibilità richieste per riformare l’età pensionabile.

  Molti di coloro a cui verrebbe concesso il reddito minimo potrebbero accedere alla pensione secondo Damiano, in questo caso, quindi, si rischia di commettere delle profonde ingiustizie nei confronti di lavoratori che hanno versato anche 40 anni di contributi (nel caso dei lavoratori precoci) e si vedrebbero riconoscere un assegno assistenziale uguale a quello di chi non ha mai lavorato in attesa della pensione. Il problema principale, fa notare Damiano, è che comunque il reddito minimo verrebbe garantito solo al di sotto di un determinato reddito facendo fuori dalla platea una larga fetta di lavoratori che, avendo perso il posto di lavoro, non rientrano in questi requisiti.  

Quota 100: soluzione più equa

Per evitare di produrre questa profonda ingiustizia Damiano torna alla carica affermando che il bisogno di introdurre una flessibilità maggiore in uscita diventa sempre più urgente permettendo ai lavoratori di poter accedere alla pensione dai 62 anni di età. Il Partito Democratico, in proposito, ha depositato due disegni di legge in Commissione Lavoro, il primo che consente flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età con almeno 35 anni di contributi e penalizzazioni pari all’8% o 41 anni di contributi senza prendere in considerazione l’età anagrafica; l’altro disegno di legge riguarda la quota 100, quello che al momento sembra essere il sistema più equo per accedere alla pensione poiché permetterebbe al lavoratore di decidere a che età andare in pensione in base ai contributi versati ed evitando penalizzazioni sull’assegno pensionistico.

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