Riforma pensioni: Ape sociale verso la proroga al 2021

Ancora un anno per poter andare in pensione con Ape Sociale. Pensionamento anticipato riservato alle persone svantaggiate, verso la proroga.

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Ancora un anno per poter andare in pensione con Ape Sociale. Pensionamento anticipato riservato alle persone svantaggiate, verso la proroga.

Prosegue il dibattito sulla prossima riforma pensioni. Principale argomento di dibattito della riforma pensioni riguarda i pensionamenti anticipati. Da quota 100 a opzione donna, lavori usuranti e Ape sociale.

Queste le principali questioni da affrontare e i nodi da sciogliere per quella che sarà la terza grande riforma pensionistica italiana dopo quella del 1995 (Dini) e del 2011 (Fornero). Sul primo aspetto, abbiamo visto che serpeggia molta speculazione informativa sui media al punto che la ministra Nunzia Catalfo è dovuta intervenire per dire che non c’è ancora nulla di definito. Quota 100 sarà rivista, ma non sarà stravolta. Probabile un intervento riformatore che consenta di andare in pensione prima dei tempi previsti dalle regole della Fornero, ma con penalizzazione.

Ape sociale verso la proroga al 2021

Per quanto riguarda Ape sociale, come opzione donna, il governo pensa di prorogarla di un altro anno. Ma sarà l’ultimo: dal 2022 non ci sarà più. Anche questo sistema di pensionamento anticipato riservato esclusivamente ai lavoratori con particolari difficoltà sociali andrà in soffitta, ma non è detto che non sarà riconsiderato nell’ambito del più ampio programma di riforma pensioni.

Come noto, tale opzione, introdotta in via sperimentale dal primo governo Conte, consente ai lavoratori in difficoltà di lasciare il lavoro prima del tempo. Al raggiungimento di determinati requisiti, potranno optare per una sorta di pensionamento anticipato fino alla maturazione dei requisiti per la pensione ordinaria. Riepiloghiamo, per chi non lo sapesse, come funziona Ape sociale e i requisiti necessari.

I requisiti necessari

Possono accedere all’Ape Sociale coloro che siano iscritti alle varie gestioni Inps, che abbiano raggiunto i 63 anni di età, abbiano cessato il lavoro, siano residenti in Italia e siano in una delle seguenti quattro condizioni:

  • Avere almeno 30 anni di contributi ed essere in stato di disoccupazione
  • Avere almeno 30 anni di contributi e al momento della richiesta di Ape sociale assistere da almeno sei mesi il coniuge, la persona con cui è contratta l’unione civile o un parente di primo grado convivente(genitori o figli) con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art.
    3 comma 3 legge 104/1992
  • Avere almeno 30 anni di contributi ed essere riconosciuto invalido dalle commissioni di invalidità civile almeno al 74%.
  • Avere almeno 36 anni di contributi e svolgere alla data della domanda di Ape sociale da almeno sei anni in via continuativa una o più delle attività gravose sotto elencate.

Per quanto riguarda le donne, è prevista una riduzione dei requisiti contributivi richiesti per l’accesso all’Ape Sociale, pari a 12 mesi per ciascun figlio.

Che cosa è l’Ape sociale e a quanto ammonta

L’Ape Sociale è un’indennità economica, una sorta di sostegno al reddito fino al raggiungimento dell’età pensionabile. L’importo è calcolato in base all’ammontare del futuro trattamento pensionistico di vecchiaia cui avrà diritto il richiedente nel limite massimo di 1.500 euro lordi (non rivalutabile) per 12 mensilità ed è soggetto alla tassazione ordinaria. Ne hanno diritto sia i lavoratori dipendenti che quelli parasubordinati e gli autonomi, mentre restano esclusi coloro che appartengono a casse dei liberi professionisti. In caso di contribuzione presente in varie gestioni, il calcolo della pensione avverrà pro-quota con le regole di ciascuna gestione per i periodi ivi maturati.

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