Riforma Pensioni/ Anp-Cia: “quattordicesima non basta contro la crisi”

Nei mesi decisivi della Riforma Pensioni, Anp-Cia chiede un intervento diretto dello Stato. "La quattordicesima non basta contro la crisi" ha sottolineato l’Associazione Nazionale Pensionati Cia

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Nei mesi decisivi della Riforma Pensioni, Anp-Cia chiede un intervento diretto dello Stato.

Nei mesi decisivi della Riforma Pensioni, Anp-Cia chiede un intervento diretto dello Stato. “La quattordicesima non basta contro la crisi” ha sottolineato l’Associazione Nazionale Pensionati Cia (Confederazione Italiana Agricoltori). Quest’anno, la quattordicesima spetta a circa 21.000 pensionati agricoltori di Rovigo.

Certamente, a luglio, con l’arrivo della quattordicesima, a lavoratori e pensionati sarà concessa una boccata d’ossigeno dopo la crisi innescata dalla pandemia e dal lockdown, ma è insufficiente. Da sola non basta ad invertire la rotta di una crisi economico-sociale aggravata dall’emergenza Covid-19.

Riforma Pensioni, Anp-Cia: la quattordicesima non può far fronte alla crisi

In vista delle novità in arrivo con il PNRR e di una prossima Riforma Pensioni, l’Anp-Cia chiede un riscontro da parte del Governo. La sezione Rovigo dell’Associazione, nel commentare la circolare Inps del 24 giugno sulla quattordicesima, sottolinea come le risorse siano insufficienti per affrontare la vita quotidiana.

Il Presidente Attilio Pezzolato ribadisce che la quattordicesima non basta contro la crisi. Pezzolato ha ricordato che “l’istituzione della quattordicesima fu motivata da questioni emergenziali“. L’obiettivo era dare sollievo a categorie che più di altre erano state colpite dal peso della crisi economica. “Ma è ancora in atto l’emergenza sociale, acutizzata dalla pandemia da un anno e mezzo”.

L’Anp-Cia ha avanzato una proposta chiara e decisa.

La proposta dell’Anp-Cia: rivedere la quattordicesima ed i minimi di pensione

Secondo l’Anp-Cia, è necessario aumentare la quattordicesima e non solo questo.

Chiede l’estensione della quattordicesima fino a 3 volte il trattamento minimo (1.520 euro al mese).

Chiede anche che i minimi di pensione siano portati almeno al 40% del reddito medio nazionale, ovvero 780 euro come prevede la Carta Sociale Europea.

L’Associazione sollecita nuovi e adeguati interventi perché

i pensionati, titolari di pensione diretta o indiretta (tranne chi percepisce l’assegno di invalidità), in questo ultimo anno e mezzo sono stati esclusi da qualsiasi beneficio. La pensione di cittadinanza non ha risolto il problema degli assegni bassi

ha concluso il presidente Attilio Pezzolato.

Riforma Pensioni: richieste anche da Federpensionati-Coldiretti

Anche Coldiretti Federpensionati ha chiesto di adeguare i trattamenti minimi di pensione al 40% del reddito medio nazionale.

Negli ultimi anni (non solo nell’ultimo anno e mezzo), le pensioni si sono impoverite. Oltre ad adeguare i trattamenti minimi di pensione al 40% del reddito medio nazionale, è necessario

riformare il meccanismo di rivalutazione annuale calcolata dall’ISTAT. E’ altrettanto urgente colmare il gap in termini di tassazione ai danni dei pensionati“.

Con queste parole Federpensionati Coldiretti ha espresso la necessità di una Riforma Pensioni che vada in questa direzione.

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