Riforma pensioni al bivio pericoloso con anticipo Ape e le nuove uscite flessibili

La riforma pensioni al bivio pericoloso con anticipo Ape e le nuove uscite flessibili. Perché a poco più di tre mesi dalla fine di quota 100 l'incertezza regna sovrana. Vediamo cosa potrebbe succedere.

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Chi decide chi va in pensione prima e da cosa dipende la lista dei lavori gravosi

La riforma pensioni al bivio pericoloso con anticipo Ape e le nuove uscite flessibili. Perché a poco più di tre mesi dalla fine di quota 100 l’incertezza regna sovrana. Proprio su quelle che. dal 2022, potranno essere le nuove uscite flessibili. Visto che non si può pensare che dal prossimo anno si possa tornare all’uscita anticipata dal lavoro con il ripristino dello scalone della legge Fornero.

La riforma pensioni è al bivio pericoloso in quanto dopo la fine di quota 100 c’è un grosso rischio. Quello, dal 2022, di non poter accedere più a misure di pensionamento anticipato con il requisito anagrafico dei 62 anni di età. Con eventuali nuove uscite flessibili, infatti, si potrebbe salire a 63 e forse anche a 64 anni.

Riforma pensioni al bivio pericoloso con anticipo Ape e le nuove uscite flessibili

Tra le ipotesi sul tavolo c’è quella non sono di confermare l’Ape social per il prossimo anno. Ma anche di rafforzarla e di estenderla per quel che riguarda la platea dei potenziali beneficiari. Ma la riforma pensioni è al bivio pericoloso perché l’anticipo Ape potrebbe non bastare.

Al punto che potrebbe tornare in auge, anche se parzialmente, la proroga di quota 100. Andando ad istituire, per evitare la riforma pensioni al bivio pericoloso, un apposito fondo che copra le uscite anticipate. Quelle dei lavoratori nel 2022, con 62 anni di età, quantomeno per il solo settore privato.

Poche chance per la quota 41 pura, attese per la conferma di Opzione Donna

Per la riforma pensioni al bivio pericoloso con anticipo Ape e le nuove uscite flessibili, si guarda anche ad Opzione Donna. La misura, ad oggi, non dovrebbe seguire lo stesso destino di quota 100.

E quindi le attese sono quelle di una conferma anche per il 2022. Poche chance, invece, per la quota 41 pura richiesta dai sindacati. In quanto la misura sarebbe troppo onerosa per le casse dello Stato italiano.

Nel dettaglio, con la quota 41 pura il lavoratore potrebbe andare in pensione prima della maturazione dei requisiti della prestazione di vecchiaia. Con 41 anni di contributi versati e senza alcun requisito anagrafico da rispettare.

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