Riforma pensioni 2015: tutte le proposte di flessibilità e pensione anticipata

Tutte le ipotesi avanzate per la riforma pensioni che permetterebbe una pensione anticipata e la flessibilità in uscita.

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Tutte le ipotesi avanzate per la riforma pensioni che permetterebbe una pensione anticipata e la flessibilità in uscita.

Imperativo nella riforma pensioni, per tutto il 2015, è stato flessibilità e pensione anticipata. Tutte le proposte e le ipotesi avanzate su una possibile riforma delle pensioni, infatti, hanno riguardato la maggiore flessibilità in uscita e come consentire ai lavoratori l’accesso alla pensione anticipata con o senza penalizzazioni. Analizzeremo nello specifico tutte le ipotesi presentate fino ad ora dall’inizio dell’anno per capire a che punto siamo con la riforma delle pensioni.

 

Quota 100

E’ la proposta quota 100 presentata da Cesare Damiano per accedere alla pensione anticipata, così come avveniva nella riforma Fornero ma con qualche anno di ritardo. Questa sembra essere l’ipotesi più gradita sia da coloro che devono accedere alla pensione che dalle parti sociali poiché non dovrebbe prevedere penalizzazioni sull’assegno previdenziale.   L’età minima per poter accedere al pensionamento è di 62 anni e l’età contributiva minima richiesta è di 35 anni. La somma di età anagrafica ed età contributiva deve dare come risultato 100: ad esempio 62 anni di età e 38 di contributi oppure 65 anni di età e 35 di contributi. Con 41 anni di contributi, invece, è possibile lasciare il lavoro indipendentemente dall’età anagrafica (si ricorda che per accedere alla pensione anticipata oggi servono 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne).   La proposta di quota 100 depositata dalla Lega Nord, invece, prevede la possibilità di uscita anticipata a partire dal 58 anni di età con almeno 42 anni di contributi.  

Quota 100 con esodo volontario

  Questa dovrebbe essere la variante alla quota 100 di Cesare Damiano che prevede dopo l’uscita con la quota 100 di non percepire subito la pensione ma di averla dopo qualche anno maggiorata, sarebbe una sorte di contratto che potrebbe stipulare con lo Stato chi ha la possibilità di mantenersi con risorse proprie per qualche anno.  

Flessibilità con penalizzazioni decrescenti

Questa è l’ipotesi che vede come primo firmatario Cesare Damiano e prevede un’uscita anticipata a 62 anni di età con almeno 35 anni di contributi a fronte di una penalizzazione massima dell’8% che andrebbe a scalare man mano che ci si avvicina ai 66 anni di età, raggiunti i quali la penalizzazione e la relativa decurtazione sull’assegno previdenziale, sparirebbe.

 

Prestito pensionistico

A proporre per primo questo istituto fu l’ex ministro del Lavoro Giovannini stabilendo che i lavoratori prossimi alla pensione avrebbero potuto richiedere un prestito di 700 euro al mese da restituire, poi, una volta maturati i requisiti alla pensione con prelievi mensili minimi sull’assegno previdenziale.  

Opzione Uomo e regime sperimentale per tutti

  Il regime contributivo, oggi previsto per le donne con l’opzione donna, che permette il pensionamento con 57 anni e 3 mesi e almeno 35 anni di contributi a fronte del ricalcolo dell’assegno previdenziale interamente calcolato con il sistema contributivo, verrebbe esteso anche agli uomini.  

1000 euro al mese con 40 anni di contributi

A proporre questa ipotesi è stato il leader della Lega Nord Matteo Salvini prevedendo un assegno universale di 100° euro per tutti coloro che rispondo al requisito di almeno 40 anni di contributi versati.

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