Riforma pensione: flessibilità soltanto per alcuni lavoratori, ecco quali

Novità sul fronte riforma pensioni: la flessibilità potrebbe riguardare solo donne, disoccupati ed esodati.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Novità sul fronte riforma pensioni: la flessibilità potrebbe riguardare solo donne, disoccupati ed esodati.

La flessibilità nella riforma pensioni  si farà, ma al momento, annuncia il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, sarà disponibile soltanto per alcune categorie di lavoratori. Non si vogliono appesantire più di tanto le finanze dello Stato, fa sapere il ministro.   Nella prossima manovra, quindi, si potrebbero introdurre forme di flessibilità in modo ufficiale, fa sapere il ministro, ma l’operazione deve essere compatibile con il quadro di finanza pubblica.   Padoan, giustamente, fa notare che ogni cambiamento del sistema, seppur minimo, va valutato molto attentamente perché comporta una copertura finanziaria che vada a bilanciare la spesa.   Il ministro Padoan, insieme a Poletti, ha inoltre annunciato altre interessanti novità tra le quali l’impegno del governo a trovare una soluzione definitiva per tutelare i 49,500 ex lavoratori che al momento sono rimasti senza lavoro e senza pensione a causa dell’aumento dell’età pensionabile imposto dalla riforma Fornero.   Le risorse risparmiate nelle precedenti sei salvaguardia saranno impegnate dal governo per intervenire sul problema degli esodati. Per rendere quei fondi utilizzabili, visto che sono state riassorbite nel bilancio dello Stato e al momento sono bloccate, serve l’individuazione di una copertura e di un intervento legislativo, possibilmente con la prossima Legge di Stabilità per sgomberare il campo da tutte le illazioni.   I De ministri, però, non si sono sbilanciati su quelle che sono attualmente le ipotesi sul tavolo, le opzioni che permetterebbero un’uscita anticipata sono diverse e alcune di esse potrebbero prevedere forme di flessibilità mirata ad alcune categorie con livelli di penalizzazioni differenti. Tra le molte sembra essere prevalente quella che prevede un’uscita anticipata a 62 o 63 anni di età con almeno 35 anni di contributi versati, o con 30 anni di contributi e una penalizzazione che va dal 3-4% al 10-12% per ogni anno di anticipo. Questa flessibilità potrebbe essere limitata soltanto alle categorie di lavoratori più esposte al rischio povertà: i futuri esodati che non sono rientrati nelle precedenti salvaguardie e i disoccupati over 62 anni e le donne che non potranno contare sugli ammortizzatori sociali.

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Argomenti: News pensioni, Riforma pensioni