Riforma pensione: contribuzione pensionistica già dalla scuola, una proposta per i giovani

Riforma pensione: una proposta per i giovani con una contribuzione pensionistica già dalle scuole medie, senza intaccare i fondi dello Stato, ecco di cosa si tratta.

di Angelina Tortora, pubblicato il
Pensione-giovani

Riforma pensione: il signor Giuseppe, mi ha inviato una proposta per estendere la contribuzione pensionistica agli studenti della scuola media superiore. Appena ho visto il titolo stavo chiudendo la mail, ma la curiosità mi ha fatto andare avanti, e spero che sia lo stesso per voi.

Ho letto fino in fondo la proposta, è stata calcolata nei minimi particolari, se fosse realizzabile aprirebbe una futura speranza ai nostri giovani, senza intaccare le risorse dello Stato. Per capire su cosa si basa la proposta, Giuseppe ha fatto un’ampia premessa, per questioni tecniche ho dovuto ridurla.

Proposta per estendere la contribuzione pensionistica agli studenti della scuola media superiore

Il sistema economico italiano si regge su una struttura produttiva costituita da un elevato numero di piccole imprese, che rappresentano una risorsa preziosa da tutelare per le enormi difficoltà che oggi incontrano nel competere sul mercato attuale globalizzato. […]

La riforma del sistema scolastico, se pur da più parti è auspicata e orientata a favore della ricerca e dell’innovazione per creare una economia più competitiva e dinamica, non può prescindere dal perseguire un’istruzione diffusa, basata prima di tutto sulla conoscenza generale.

L’introduzione, inoltre, di maggiore flessibilità nel mercato del lavoro crea maggiore precarietà ed insicurezza nella società, i cui rischi devono essere coperti da un sistema sociale sempre più costoso, che richiede soluzioni strutturali dell’intero sistema, che vadano oltre i momenti congiunturali negativi dell’economia.

L’obiettivo, quindi, di innalzare il potenziale dello sviluppo economico attraverso le riforme strutturali, la formazione ed il sostegno degli investimenti, può comportare una riduzione della spesa da destinare al sistema sociale complessivo, con effetti negativi sul mantenimento dei diritti da parte dei cittadini e dei lavoratori.

Il settore che in Italia assorbe la percentuale più alta della spesa sociale è quello previdenziale, che pertanto nel tempo ha richiesto diversi provvedimenti di riforma.

In particolare i provvedimenti di riforma, che hanno più volte e progressivamente interessato il sistema pensionistico, hanno seguito tre direttrici di marcia:

1)   Metodo di calcolo: si è gradualmente introdotto il metodo di calcolo contributivo, penalizzante rispetto al sistema retributivo.

2)  Età pensionabile: si è progressivamente innalzata l’età pensionabile che inoltre si allunga automaticamente per effetto dell’aggancio alla speranza di vita calcolata dall’Istat, che ancora oggi richiede provvedimenti di aggiustamento nei confronti dei lavori usuranti e di salvaguardia nei confronti dei lavoratori esodati.

3)  Previdenza Complementare: che si pone quasi come sistema alternativo a quello pubblico.

L’obiettivo delle riforme introdotte è stato quello di garantire l’equilibrio finanziario del sistema, agendo soprattutto sul tempo di uscita dei lavoratori dal mondo del lavoro, mentre poca attenzione è stata posta, fino ad ora, dal governo, dalle organizzazioni sindacali, dalle forze politiche e sociali per quanto riguarda la data di ingresso da parte dei giovani nei vari fondi pensionistici, che rappresenta oggi la vera causa della crisi del sistema. Questa causa è strutturale in quanto la scolarizzazione di massa, la precarietà sempre crescente del mondo del lavoro spostano sempre più in avanti l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e delle professioni. Occorre, pertanto, l’individuazione di forme assicurative previdenziali alternative ed in aggiunta a quelle che si agganciano al periodo lavorativo, ampliando il campo della contribuzione figurativa onerosa.

PROPOSTA

Fatte queste premesse di carattere generale ed entrando nello specifico dei problemi che incidono direttamente sugli squilibri attuali del sistema pensionistico, l’idea si prefigge di legare una forma assicurativa a favore dei giovani da esercitare durante la frequenza del periodo scolastico non obbligatorio.

La scuola secondaria di secondo livello ha assunto con la scolarizzazione di massa la funzione di scuola formativa. Di fatto può essere considerata come il periodo in cui i giovani, futuri lavoratori, si formano ed acquisiscono alcuni elementi tipici dell’apprendistato.

Questa situazione conseguentemente ritarda l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e quindi l’accesso ai fondi assicurativi.

Inoltre, il processo di invecchiamento della popolazione delle aree sviluppate e l’allungamento della speranza di vita sono altri due fattori che incidono negativamente sull’equilibrio del sistema previdenziale pubblico.

Poiché risultano già presenti numerosi istituti che consentono la permanenza nel sistema assicurativo per chi si trova temporaneamente fuori del mondo del lavoro (tra i più importanti si ricordano la copertura assicurativa durante il periodi di percezione di alcune prestazioni previdenziali, l’istituto della prosecuzione volontaria, il riscatto del periodo universitario), si tratta di ampliare la casistica in cui è possibile versare contributi al sistema pensionistico al di fuori del rapporto di lavoro, senza appesantire il costo del lavoro.

La soluzione proposta parte anche dalla considerazione che la conquista di civiltà del diritto allo studio, per la generalità dei giovani della popolazione italiana, non può trasformarsi in una circostanza che incide negativamente sull’intero sistema pensionistico e sui diritti soggettivi.

Per realizzare questo obiettivo occorre tenere presente quanto segue:

1)   Considerare il percorso scolastico fuori dal periodo della scuola dell’obbligo come periodo equiparabile all’apprendistato. Si fa presente che, prima della scolarizzazione di massa, la stragrande maggioranza dei giovani cominciavano a prestare attività lavorativa e quindi a versare contributi previdenziali, a partire dal compimento del sedicesimo anno d’età (in alcuni casi previsti dalla legge anche a 14 anni).

2)  La contribuzione per la categoria degli apprendisti è stata sempre prevista ridotta rispetto alla generalità dei lavoratori (oggi fissata all’incirca al 10 % dell’imponibile previdenziale).

3)  La forma assicurativa proposta non deve incidere direttamente o esclusivamente sulle casse dello Stato, ma nemmeno aumentare la spesa sociale a carico delle famiglie. Per realizzare questo obiettivo, in definitiva occorre trovare soluzioni che rimodulino alcuni aspetti del sistema fiscale dell’Irpef.

Pertanto, per anticipare l’ingresso dei giovani ai fondi pensionistici, occorre agire su due proposte:

1)  ampliare le occasioni di esperienze formative legate al concetto di alternanza scuola-lavoro, con coperture assicurative a carico delle imprese ospitanti;

2)  introdurre una forma di versamento minimo di contribuzione obbligatoria durante il periodo scolastico delle scuole medie di secondo grado a carico delle famiglie. La contribuzione versata, pari al 10 % della media annua delle retribuzioni degli apprendisti, rilevata annualmente dall’Istat, per non farla incidere sul reddito delle famiglie, verrà portata in detrazione delle imposte da pagare negli anni successivi. Soltanto per i non capienti si può fare ricorso alla fiscalità generale, il cui costo sarà certamente largamente al di sotto delle somme impiegate di recente dallo Stato per la decontribuzione.

3)  Questa contribuzione deve coprire esclusivamente il diritto alla pensione di vecchiaia, mentre per il raggiungimento dei requisiti minimi per le pensioni di invalidità e reversibilità è necessario aggiungere i tre anni di contribuzione di effettivo lavoro nel quinquennio antecedente la data di presentazione della domanda.

E’ importante valutare però che le somme versate, per la generalità dei casi, si capitalizzano a favore dei fondi pensionistici al tasso legale di interesse composto per la durata di almeno trentacinque anni, considerato il requisito minimo di quaranta anni di contribuzione per accedere alla pensione anticipata.

In definitiva la proposta non intacca, se non in minima parte, le entrate dello Stato, ma Lo obbliga a versare quella tassazione al sistema pensionistico. Assume in definitiva la logica di una tassazione di scopo ed introduce concetti di fiscalità incentivante verso il mondo del lavoro. Contabilmente significa trasferire ricchezza attuale a favore di prestazioni future per i giovani, una forma di solidarietà tra generazioni garantita dal sistema pubblico, spostando risorse finanziarie di mercato che oggi spesso vanno verso il sistema assicurativo privato. A tale proposito si ricorda che ancora è molto diffusa l’abitudine dei nonni e dei genitori di aprire a favore di familiari minori forme di depositi fruttiferi, vincolandoli al raggiungimento della maggiore età su cui lucrano il sistema bancario ed assicurativo.

Il sistema di cui sopra può essere sviluppato prevedendo la possibilità di un versamento maggiore rispetto alla quota minima obbligatoria.

A questo punto è importante ipotizzare gli effetti possibili della proposta sulle entrate a favore dei fondi pensionistici pubblici.

Considerando che:

1)   per una aliquota contributiva media prevista per gli apprendisti, pari al 10% da calcolare su una retribuzione imponibile di 1.000 euro al mese, la contribuzione da versare è pari a 100 E. per 12 mesi, ovvero la somma di 1.200 euro annui per ogni studente, dovuta nei cinque anni di corso scolastico delle scuole superiori;

2)   dato che ogni anno si diplomano o conseguono la maturità circa 450 mila studenti, ogni anno scolastico i soggetti che frequentano una scuola superiore ammontano a circa due milioni e 250 mila;

3)   ipotizzando un tasso di interesse composto del 2%;

La somma incassata ogni anno dall’Inps (1.200 x 2.250.000= E. 2.700.000.000), capitalizzata per la durata di 35 anni, raggiuge il montante di E. cinque miliardi e quattrocento milioni.

M= C(1+i)35 = 1.200 x2.250.000 (1+ 0,02)35 = 5.450.000.000.

In definitiva la proposta non intacca in genere le entrate dello Stato, ma obbligandolo a versare quella tassazione al sistema pensionistico, nell’assumere la logica di una tassazione di scopo, introduce concetti di fiscalità incentivante verso il mondo del lavoro.

La proposta, con gli opportuni aggiustamenti, può essere estesa al periodo universitario, in quanto, attualizzando il versamento, riduce enormemente il costo dell’operazione di riscatto, che invece di solito viene realizzata alla fine della carriera lavorativa.

E’ ovvio che la presente proposta deve essere misurata ed adeguata ad altri dati di compatibilità non presi in considerazione perché in questa fase non conosciuti, ma che vanno opportunamente elaborati dagli esperti del settore e dai soggetti abilitati alla contrattazione.

Se hai domande o dubbi, contattami: [email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: News pensioni, Riforma pensioni