Riforma Irpef: tre aliquote al posto di cinque, si può fare

Tassazione Irpef a tre aliquote anziché cinque e no tax area, la riforma che vuole Italia Viva (Renzi) però non vedrà la luce nel 2020.

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Tassazione Irpef a tre aliquote anziché cinque e no tax area, la riforma che vuole Italia Viva (Renzi) però non vedrà la luce nel 2020.

Tre aliquote Irpef al posto di cinque e niente taglio del cuneo fiscale. E’ questa la proposta avanzata da Italia Viva (Renzi) per semplificare il fisco in Italia e far saltar fuori in busta paga più soldi per i lavoratori, ma anche per i pensionati.

Il taglio del cuneo fiscale, con le risorse a disposizione, renderebbe briciole a confronto.

Benchè il DEF alla manovra di bilancio non contenga indicazioni per la riforma fiscale in tal senso, in Parlamento se ne sta discutendo, soprattutto dopo la scissione di Renzi dal PD. Quello che si vorrebbe attuare non è una novità  perché di rimodulazione degli scaglioni fiscali se n’era parlato anche nel precedente governo Conte a trazione Lega-M5S, però adesso sembra che la cosa si stia facendo più insistente. Ma vediamo in dettaglio dove si vorrebbe arrivare.

Tre aliquote e tre scaglioni Irpef

L’dea sarebbe quella di introdurre già per il 2020 nella legge di bilancio la riforma delle aliquote’Irpef o quanto meno un impegno a farla creando tre scaglioni di reddito assoggettabili a imposta fiscale:

  • No Tax Area fino a 8.000 euro;
  • 1° scaglione Irpef: aliquota al 27,5% per redditi fino a 15.000 euro;
  • 2° scaglione Irpef: aliquota al 31,5% per redditi fino a 28.000 euro;
  • 3° scaglione Irpef: aliquota al 42/43% per redditi oltre i 28.000 euro.

Per i contribuenti con redditi bassi risulterebbe una tassazione negativa, per cui lo Stato non incasserebbe imposte. Questo potrebbe significare un ammanco di una decina di miliardi che andrebbero recuperati tassando maggiormente i redditi sopra i 28.000 euro e quindi aggravando la pressione fiscale anche per i ceti medi. Il sistema attualmente in vigore prevede infatti che le imposte del 41% sui redditi venga applicati col quarto scaglione a partire da 55.000 euro.

La no tax area

Non pagare imposte per redditi bassi sarebbe non solo giusto, ma anche degno di un paese civile. Il progresso di riforma prevede infatti che fino a 8.125 euro all’anno di reddito il fisco non applichi alcuna imposta (no tax area), al contrario di quanto fa adesso. E che magari all’interno della no tax area si possano far rientrare le agevolazioni previste per il reddito di cittadinanza.

In questo modo avrebbe più efficacia l’alleggerimento della pressione fiscale per i redditi più bassi rispetto a quanto potrebbe fare il taglio poco energico del cuneo fiscale per il quale sono previste risorse pari a soli 2,7 miliardi di euro. La metà di quanto il governo Gentiloni stanziò per salvare le banche venete dal fallimento e circa un terzo di quanto fatto da Renzi per salvare il Monte dei Paschi di Siena.

I cinque scaglioni Irpef attualmente in vigore

Con la legge di bilancio per il 2020 è comunque probabile che non saranno introdotte novità in questo senso. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha ribadito che per il 2020 non se ne parla, ma il cantiere resta aperto e la riforma si potrà fare il prossimo anno.  L’Irpef rimarrà anche per il 2020 invariato e seguirà i tradizionali cinque scaglioni così come segue:

  • fino a 15.000 euro 23%     23%  del reddito
  • da 15.001 fino a 28.000 euro 27%     450,00 + 27% sul reddito che supera i 15.000 euro
  • da 28.001 fino a 55.000 euro 38%     960,00 + 38% sul reddito che supera i 28.000 euro
  • da 55.001 fino a 75.000 euro 41%     220,00 + 41% sul reddito che supera i 55.000 euro
  • oltre 75.000 euro 43%     420,00 + 43% sul reddito che supera i 75.000 euro.
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