Riforma giustizia tributaria: i commercialisti chiedono giudici specializzati

L’auspicio è una riforma della giustizia tributaria al pari della riforma fiscale annunciata e non ancora realizzata

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L’auspicio è una riforma della giustizia tributaria al pari della riforma fiscale annunciata e non ancora realizzata

Le videoudienze ancora stentano a decollare poiché sono poche le Commissioni tributarie attrezzate per gestire con modalità telematica le udienze pubbliche. Conseguenza di ciò è che “la maggior parte di esse continua ad essere svolta con la modalità cartolare, con il deposito di memorie scritte, senza possibilità di incontro e di discussione orale tra le parti e il Collegio giudicante”.

È questo l’allarme lanciato dal Consigliere nazionale dei commercialisti, Maurizio Postal, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario.

Lo stesso Postal ha altresì sottolineato come il Consiglio Nazionale dei Commercialisti si è fatto promotore di un emendamento all’articolo 27 del decreto Ristori che, al fine

di salvaguardare il principio dell’oralità dell’udienza pubblica, riconosce alle parti in causa il diritto di ottenere il rinvio dell’udienza a nuovo ruolo, nel caso in cui sia chiesta la discussione e non sia possibile procedere mediante collegamento da remoto”.

I punti cardini per la riforma della giustizia tributaria

Il Consigliere ha poi continuato il suo intervento dando attenzione alla tanto attesa ed auspicata riforma della giustizia tributaria (annunciata da tempo ma ad oggi non ancora realizzata).

Una riforma che per Postal, deve incentrarsi sulla figura di “un giudice più specializzato e professionale di quello attuale, a garanzia della autonomia, imparzialità e indipendenza della funzione giudicante, ridefinendo le regole del processo nel rispetto dei principi fissati dall’articolo 111 della Costituzione”.

Occorre altresì preservare la natura speciale della giurisdizione tributaria e ridefinire i criteri di selezione dei giudici tributari, con l’auspicio che “il presidente del Consiglio, Mario Draghi, voglia riservare alla riforma della Giustizia tributaria lo stesso trattamento che ha voluto indicare per la riforma del sistema tributario”.

Ad ogni modo, e con queste parole Postal conclude il suo monito “La riforma della Giustizia tributaria non potrà mai dare gli effetti sperati se non si supera l’“impazzimento” e l’astrusità dell’attuale sistema fiscale”.

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