Riforma fisco: per il taglio Irpef ci vogliono 10 miliardi

Si avvicina la riforma del fisco, ma per il taglio dell’Irpef servono 10 miliardi di euro. Come potrebbero cambiare le aliquote dal prossimo anno.

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Si avvicina la riforma del fisco, ma per il taglio dell’Irpef servono 10 miliardi di euro. Come potrebbero cambiare le aliquote dal prossimo anno.

La riforma del fisco si avvicina. Il governo punta sul taglio Irpef con l’intenzione di ridurre le aliquote da cinque a quattro, forse a tre.

Scopo della riforma è quello di riequilibrare la tassazione vigente alla luce dei cambiamenti economici e sociali degli ultimi anni. Anche il mercato del lavoro e le retribuzioni sono cambiate per cui è necessario favorire i redditi più bassi.

Per la riforma del fisco servono 10 miliardi

Per la riforma del fisco, la cifra sulla quale si ragiona all’interno della maggioranza è almeno di dieci miliardi. Lo scrive Repubblica aggiungendo che i paletti sul merito, ma non ancora sulle risorse, li ha autorevolmente posti il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in un’intervista al giornale: riduzione dell’Irpef dal prossimo anno, finanziata “in parte con una riforma delle detrazioni e dei sussidi ambientali dannosi e in parte col contrasto all’evasione“. Orientamento del ministro: “apprezzamento” del modello tedesco di progressività con “aliquota continua“. L’endorsement di Gualtieri ha dato un punto fermo al dibattito, partito prima dell’emergenza Covid, e che ora in vista della prossima legge di Bilancio riprende fiato anche perché la questione fiscale preme e il centrodestra è pronto a impugnare nuovamente l’arma della flat tax, assai costosa, per molti irrealizzabile ma dotata del fascino del populismo fiscale.

Verso il modello fiscale tedesco

Ma come funziona il modello fiscale tedesco? Il sistema del fisco in Germania fissa innanzitutto la no tax area, cioè la soglia di reddito sotto la quale non si paga alcuna imposta, a 9.000 euro. Oltre questa soglia e fino a 54.949 euro l’aliquota sale proporzionalmente con l’aumentare del reddito, partendo dal 14% e arrivando al 42%.

  Dai 54.950 euro ai 260.532 euro è prevista una aliquota al 42% mentre oltre questa soglia l’aliquota sale al 45%. Detto ciò, non tutti sembrano essere concordi nel copiare dalla Germania. Se i sindacati chiedono al governo di aprire un confronto sul tema fiscale, all’interno della maggioranza già arriva un primo “no” al modello tedesco da parte del presidente renziano della Commissione Finanze della Camera Luigi Marattin per il quale il sistema è troppo “complesso”.

Le posizioni dei partiti

Glissano per ora i Cinque Stelle che tuttavia restano posizionati su una proposta che diminuirebbe le aliquote dalle attuali cinque a tre e soprattutto a maggio, quando si cominciò a parlare di Recovery Fund con diverse dichiarazioni di Di Maio, Crimi e Castelli, indicarono nei fondi europei una delle fonti di copertura. Prospettiva che vede invece il “no” del Tesoro perché la riforma fiscale si protrae negli anni mentre i fondi del Recovery sono una tantum. Tra le risorse indicate da Gualtieri per coprire l’atteso taglio dell’Irpef nel prossimo anno c’è anche un taglio dei sussidi ambientalmente dannosi, battaglia storica della vice ministra Laura Castelli (M5S) che prevede riduzioni di agevolazioni che vanno dal gasolio agricolo ai carburanti per aerei e navi fino al diesel. Dopo la sortita del ministro gli occhi si sono rivolti così al modello tedesco.Taglio Irpef, la proposta dei commercialisti

In proposito il governo ascolterà, come sempre, i sindacati, ma anche le associazioni di categoria, come i commercialisti che conoscono a fondo la materia occupandosi ogni giorno di tasse e imposte. “Estendere l’aliquota Irpef del 27% fino ai 55.000 euro di reddito“, invece di applicare l’aliquota del 38% tra i 28.000 e i 55.000 euro. E’ questa la proposta del presidente del Consiglio nazionale dei commercialistiMassimo Maini, che aggiunge “si tratta di un intervento che avrebbe un costo di circa 9 miliardi. La politica ha oggi la grande opportunità di ridisegnare finalmente le aliquote, puntando a quella complessiva riforma fiscale che il Paese attende da molto tempo. Ma si tratta di un passaggio estremamente complesso, che non può essere frettoloso. In questo senso condividiamo le posizioni di quanti nell’esecutivo ragionano in termini di riforma strutturale, avendo come stella polare la semplificazione e la riduzione del carico fiscale“.

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