Riforma fisco: non solo Irpef, anche Iva e altre imposte da riformare o eliminare

Per la riforma fisco non ci sono solo gli scaglioni Irpef da rimodulare. Da rivedere anche le aliquote Iva, la deducibilità Ires e l’abolizione Irap.

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Per la riforma fisco non ci sono solo gli scaglioni Irpef da rimodulare. Da rivedere anche le aliquote Iva, la deducibilità Ires e l’abolizione Irap.

Proseguono i dibattiti dentro e fuori il Parlamento per la riforma fisco. In programma per il prossimo anno, sarà inserita nella legge di bilancio per il 2021 e prevede sostanzialmente la revisione degli scaglioni Irpef. Ma anche Iva, Ires e Irap sono da riformare.

Il grande programma di riforma fisco rappresenta una vera e propria rivoluzione nell’ordinamento fiscale italiano. I tempi sono cambiati, le condizioni economiche delle famiglie anche e la pressione fiscale del nostro Paese è fra le più alte al mondo. Non solo, ci sono anche molte iniquità e ingiustizie che determina eccessive disparità di trattamento fra i contribuenti e conseguenti diseguaglianze sociali.

Perciò il governo intende intervenire con una grande riforma fiscale ad ampio spettro alla quale stanno lavorando da mesi tecnici, esperti in collaborazione con il mondo imprenditoriale, dei consumatori e i commercialisti.

Riforma fisco: le richieste di Unimpresa

A far sentire la propria voce ultimamente è stata Unimpresa che chiede l’abolizione dell’Irap, da rimpiazzare con una imposta sostitutiva più leggera. Così come la piena deducibilità dall’Ires dei costi relativi all’attività di impresa. Ma anche la cancellazione degli ex studi di settore (Isa) e l’introduzione di 2 sole aliquote per l’Iva, una dal 4,5 al 6 per cento, l’atra tra il 18 e il 20 per cento.

Sono alcune delle dieci richieste inserite da Unimpresa nel decalogo per una riforma omogenea del sistema fiscale italiano. Tra le altre proposte dell’associazione, la rimodulazione degli scaglioni Irpef e la possibilità, per le aziende, di reinvestire gli utili detassati indicando il modello dichiarativo delle società.

Dieci proposte di Unimpresa per la riforma fisco

Il decalogo di Unimpresa verrà inviato al governo e al Parlamento nei prossimi giorni, in vista delle interlocuzioni sull’annunciata riforma fiscale.“L’autunno 2020 sarà, per le imprese italiane, il più difficile e complesso degli ultimi vent’anni, in termini finanziari ed economici. Si prospetta un calo del Pil tra il 10% e l’11%, una forte contrazione degli investimenti e un crollo drammatico della liquidità per le Pmi – ha commentato il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Salustri.

Unimpresa, dopo il successo del recente convegno, tenuto a Roma, al Palazzo della Minerva del Senato, a tutela delle Pmi, nel corso del quale ha definito importanti documenti da proporre al governo per una soluzione efficace in termini fiscali, finanziari, tecnologici e di giustizia civile, è diventata un faro nella nebbia per le imprese italiane. Una guida e, verosimilmente, la voce di tutte quelle realtà imprenditoriali ignorate finora dall’esecutivo – ha aggiunto Salustri.

Via Irap, Isa e piena deducibilità Ires

Dieci, in tutto, le proposte di Unimpresa e di queste sono sei, nel dettaglio, le richieste relative all’Ires. Unimpresa chiede anzitutto l’abolizione del sistema delle riprese fiscali per l’elaborazione delle imposte Ires e poi la piena deducibilità dei costi inerenti l’attività d’impresa. Viene suggerito, poi, di prevedere la possibilità di reinvestimento degli utili detassati con indicazione nel modello dichiarativo delle società. Si chiede di abolire l’utilizzo degli Isa (ex studi di settore), i sistemi di calcolo della deducibilità degli interessi passivi oltre che il calcolo per le società di comodo e in perdita sistemica.

Unimpresa chiede poi di abolire il modello Irap e inserire, in un apposito riquadro della dichiarazione dei redditi delle società. Ma anche il calcolo di un’imposta sostitutiva dell’Irap con l’eventuale indicazione del codice della regione di residenza per la destinazione dell’imposta.

Due nuove aliquote Iva

Unimpresa auspica anche una rimodulazione dell’Iva in due aliquote. Una ridotta per i generi alimentari e di prima necessità da valutare tra il 4,5% e il 6% e una maggiorata per le rimanenti categorie merceologiche tra il 18% e il 20%.

Sul fronte Irpef, la richiesta è finalizzata da un lato a rimodulare gli attuali scaglioni affinché alleggeriscano la pressione fiscale sul modello in vigore negli Stati Uniti. Dall’altro ad ampliare la deducibilità degli oneri deducibili e detraibili.

Vedi anche: Riforma Irpef: governo avvia lavori per taglio delle tasse

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