Riforma del lavoro, partite Iva e contratti a progetto: da precari a disoccupati?

Dalle partite Iva, all’apprendistato, passando per il tirocinio formativo. Il Governo tecnico questa volta mette le mani sui contratti di lavoro. Ma qualcuno pensa che a rimetterci saranno solo i precari di oggi che diventeranno disoccupati

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Dalle partite Iva, all’apprendistato, passando per il  tirocinio formativo. Il Governo tecnico questa volta mette le mani sui contratti di lavoro. Ma qualcuno pensa che a rimetterci saranno solo i precari di oggi che diventeranno disoccupati

E alla fine la tanto attesa e annunciata riforma del mercato del lavoro è arrivata. Una svolta storica come l’ha definita il premier Monti all’annuncio in conferenza stampa, riforma che ha come impegno sulla carta quello di riorganizzare un settore base per il rilancio dell’economia nostrana: il mondo del lavoro. Dopo estenuanti trattative, smentite e indiscrezioni, condite da malumori vari, la riforma del lavoro si accompagna però ad una nuova stangata per le famiglie. Vediamo in sintesi le novità principali (Nuove tasse in arrivo per sostenere la riforma del lavoro). 

 

False Partite Iva

Volendo analizzare brevemente le principali novità che scandiscono questa riforma, si parte dalle partite Iva. Per queste si prevede una presunzione nel senso che si presume che, salvo prova contraria, ferma restando cioè la possibilità del committente di provare che si tratti di lavoro  autonomo, si configuri il carattere coordinato e continuativo e non autonomo ed occasionale della collaborazione tutte le volte che essa duri complessivamente più di sei mesi nell’arco di un anno, da essa il collaboratore ricavi più del 75% dei corrispettivi, anche se fatturati a più soggetti riconducibili alla medesima attività imprenditoriale, e comporti la fruizione di una postazione di lavoro presso la sede istituzionale o le sedi operative del committente. Tali indici presuntivi possono essere utilizzati disgiuntamente nel corso delle attività di verifica. Qualora l’utilizzo della partita Iva venga giudicato improprio, esso viene considerato una collaborazione coordinata e continuativa (che la normativa non ammette più in mancanza di un progetto), con la conseguente applicazione della relativa sanzione di cui all’art.69 comma 1 del Dlgs 276/03, ossia la trasformazione in contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nel testo licenziato dal Consiglio dei Ministri, non è più prevista poi  l’esclusione per gli iscritti agli ordini professionali, come giornalisti, geometri, architetti.

 

Lavoro a termine

Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato verrà a costituirsi come la forma comune di rapporto di lavoro con la conseguenza che il primo contratto a termine dovrà avere durata non superiore a 6 mesi, indipendentemente dalla mansione svolta.

 

Contratto di Apprendistato

L’apprendistato sarà il  canale privilegiato di accesso dei giovani al mondo del lavoro, con una durata minima di sei mesi, ferma restando la possibilità di durate inferiori per attività stagionali/altre eccezioni di cui al d.lgs. n. 167. In riferimento al numero massimo di apprendisti che possono essere assunti direttamente o tramite l’agenzia di somministrazione,  non può essere superato il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro. Il datore di lavoro che non ha alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiori a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre, escludendo però le imprese artigiane.

 

Lavoro a tempo parziale

Per la fattispecie contrattuale del lavoro a tempo parziale, al fine di contrastare un abuso eccessivo che si traduce in un esercizio distorto della facoltà riconosciuta al datore di lavoro di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa originariamente stabilita, si inseriscono delle  clausole elastiche/flessibili.

 

Contratto di lavoro intermittente

Allo scopo di contenere il rischio che lo strumento del contratto di lavoro intermittente, o lavoro a chiamata, possa essere utilizzato come copertura nei riguardi di forme di  impiego irregolare del lavoro, vengono abrogate le norme per cui il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con riferimento a prestazioni rese da soggetti con meno di venticinque anni di età ovvero da lavoratori con più di quarantacinque anni di età, anche pensionati, nonché la previsione per cui il lavoro intermittente per prestazioni da rendersi il fine settimana/ ferie estive/ vacanze natalizie e pasquali/ulteriori periodi come da Ccnl con erogazione dell’indennità di disponibilità di cui all’articolo 36 è corrisposta al prestatore di lavoro solo in caso di effettiva chiamata da parte del datore di lavoro. Ai fini inoltre di una maggiore trasparenza in occasione di ogni chiamata del lavoratore,  si prevede l’obbligo di effettuare una comunicazione amministrativa in forma preventiva, con modalità veloce, ad esempio con sms, fax o PEC, sempre prima  dell’inizio della prestazione lavorativa.

 

Recesso contratto di lavoro a progetto

Deve essere data una  definizione più stringente del “progetto”, che non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale dell’impresa committente. Il progetto deve possedere i requisiti di determinatezza di cui all’art. 1346 c.c., deve essere funzionalmente collegato al risultato finale da raggiungere e non può essere identificato con l’obiettivo aziendale nel suo complesso. Deve quindi essere individuato uno specifico progetto che costituirà un elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Fermo restando che i contratti si risolvono al momento della realizzazione del progetto o del programma o della fase di esso che ne costituisce l’oggetto, le parti possono recedere anche prima della scadenza del termine per giusta causa. Il committente può altresì recedere prima della scadenza del termine anche qualora siano emersi profili di inidoneità professionale del collaboratore tali da rendere impossibile la realizzazione del progetto.  Anche il  collaboratore può recedere prima della scadenza del termine, dandone preavviso, nel caso che tale facoltà sia prevista nel contratto individuale di lavoro. Se poi  l’attività del collaboratore a progetto sia analoga a quella svolta, nell’ambito dell’impresa committente, da lavoratori dipendenti fatte salve le prestazioni di elevata professionalità.

 

Associazione in partecipazione con apporto di lavoro

Qualora il conferimento dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati  in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti, con l’unica eccezione in cui gli associati siano legati da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo. In caso di violazione del divieto, il rapporto con tutti gli associati si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato.  Il tetto massimo di associati con apporto di lavoro è finalizzato ad evitare fenomeni elusivi della disciplina del rapporto di lavoro subordinato. Tale tetto massimo, pertanto, non si applica qualora gli associati siano legati all’associante dai medesimi vincoli di coniugio, parentela o affinità previsti dall’art. 230?bis c.c. in materia di impresa familiare.

 

Tirocini formativi 

Entro 6 mesi, il Governo con apposita delega dovrà  revisionare la disciplina dei tirocini formativi, anche in relazione alla valorizzazione di altre forme contrattuali a contenuto formativo, prevedere azioni e interventi volti a prevenire e contrastare un uso distorto dell’istituto, anche attraverso la puntuale individuazione delle modalità con cui il tirocinante presta la propria  attività, individuando elementi qualificanti del tirocinio e degli effetti conseguenti alla loro assenza, anche attraverso la previsione di sanzioni amministrative, in misura variabile da 1000 a 6000 euro, e infine prevedendo una non assoluta gratuità del tirocinio, attraverso il riconoscimento di una indennità, anche in forma forfetaria, in relazione alla prestazione svolta.

 

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Argomenti: Partita Iva