Riforma del fisco: la coperta è troppo corta

La riforma del fisco parte azzoppata senza soldi. Assegno unico universale da luglio assorbirà quasi tutto il budget.

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La riforma del fisco parte azzoppata senza soldi. Assegno unico universale da luglio assorbirà quasi tutto il budget.

La riforma del fisco è uno degli obiettivi più importanti del governo. Insieme a quella delle pensioni, quest’anno verranno attuate profonde rivisitazioni, a partire dagli scaglioni Irpef per finire con la riforma dell’Iva.

Un progetto, quello della riforma del fisco, al quale si sta lavorando da tempo e che necessita della convergenza di tutte le forze politiche e dei più importanti soggetti chiamati ad operare e a realizzare l’epocale cambiamento che vedrà la luce a partire dal 2022.

Pochi soldi per la riforma del fisco

Ma se tutto sembra pronto per dare avvio alle danze, il problema pare un altro: i soldi. Sembra che non ci siano fondi sufficienti per fare tutto. Le risorse messe a disposizione dal Parlamento per la riforma fiscale sono appena 2,5 miliardi di euro per l’anno 2022 e 1,5 miliardi di euro a regime a decorrere dal 2023.

Si tratta quindi di uno stanziamento sostanzialmente inconsistente rispetto ad un obiettivo di riforma dell’intero sistema fiscale italiano. Compreso l’attuazione della flat tax e del potenziamento delle partite IVA individuali.

Assegno unico universale assorbe il budget

Pensare di riformare il sistema fiscale avendo a disposizione 2,5 miliardi per l’anno 2022 e 1,5 miliardi a regime dall’anno 2023, costituisce quel che si dice “un vasto progetto”.

Lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, intervenendo al 4° Forum dei commercialisti, organizzato dal quotidiano Italia Oggi.

Ora come ora, le pur ottime intenzioni legislative sulla riforma fiscale non sembrano poggiare su credibili basi finanziarie. Le risorse a disposizione di quel fondo ammontano a 8 miliardi di euro per il 2022 e 7 miliardi a regime dal 2023. Di cui però 5,5 miliardi di euro risultano già impegnati nella importante e condivisibile riforma dell’assegno unico per i figli a carico“, ha spiegato.

Riforma del fisco al palo

Solo per mettere a regime la detrazione aggiuntiva Irpef per contribuenti titolari di redditi di lavoro dipendente, con reddito complessivo tra 28.000 e 40.000 euro, la medesima legge di bilancio per il 2021 ha dovuto mettere a disposizione risorse per circa 3 miliardi di euro. Ossia il doppio di quel che risulta attualmente disponibile, a regime, sul fondo che dovrebbe finanziare la riforma nemmeno dell’intera Irpef, ma del sistema fiscale nel suo complesso”.

Evidenziare questi numeri, ha spiegato Miani, mira a evitare il consueto rischio “libro dei sogni” che sovente si manifesta ogni qual volta si parla di riforma fiscale. Nell’ultima legge di bilancio la quadratura delle coperture è stata ottenuta conteggiando a partire dal 2022 ben 13 miliardi di effetti di cosiddetta retroazione fiscale.

Rischio “libro dei sogni”

Capitale che costituisce il gettito aggiuntivo che si mette in conto a fronte del volano economico che verrà generato dalle misure espansive di maggiori spese e minori entrate.

È dunque lecito attendersi in futuro – ha proseguito il numero uno dei commercialisti – analoga disponibilità a mettere, tra le coperture di misure di riduzione della pressione fiscale, anche gli effetti di retroazione da esse determinate, rendendo così un po’ meno ostica sul piano finanziario l’adozione di queste misure“.

Miani ha infine anticipato che nell’audizione delle Commissioni Finanze di Camera e Senato per lo sviluppo di un progetto di riforma fiscale, in programma il prossimo 22 gennaio, i commercialisti produrranno le conclusioni dell’apposita commissione di esperti che il Consiglio Nazionale della categoria ha nominato lo scorso settembre, affidandone il coordinamento al Carlo Cottarelli.

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