Riforma del catasto 2020, rimandata a tempi migliori

Il governo fa retromarcia sulla riforma del catasto ferma agli anni ’90 che aumenterebbe ancor di più le tasse sugli immobili. Ma quanto a lungo si potrà ancora rimandare?

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Il governo fa retromarcia sulla riforma del catasto ferma agli anni ’90 che aumenterebbe ancor di più le tasse sugli immobili. Ma quanto a lungo si potrà ancora rimandare?

La riforma del catasto è su un binario morto. Inserita nella nota di aggiornamento alla manovra di bilancio 2020 (Nadef), non è stata più presa in considerazione dal legislatore, benché l’Europa lo abbia chiesto con insistenza. Così come vorrebbe che si mettesse mano alle imposte di successione. Per il prossimo anno, quindi, non se ne farà nulla. Tutto rimandato.

Del resto, la riforma del catasto consisterebbe, in sintesi, in una vera e propria patrimoniale indiretta che colpirebbe ancora una volta gli immobili. Nelle intenzioni del governo ci sarebbe, infatti, una rivalutazione delle rendite catastali il cui valore è di molto inferiore a quello di mercato.

Riforma del catasto equivale a un’altra patrimoniale

Ritoccare il valore delle rendite catastali per categorie significherebbe sostanzialmente aumentare a dismisura l’Imu e la Tasi oltre che tutte quelle imposte legate alla compravendita degli immobili. Un salasso che ammazzerebbe, non solo il mercato immobiliare in Italia che è già in profonda agonia da anni, ma anche i contribuenti che già pagano 25 miliardi all’anno di patrimoniale fra Imu e Tasi sulle proprietà immobiliari. A Bruxelles hanno capoto che l’Italia per far cassa dovrebbe agire proprio sulla leva delle rendite catastali adeguandole ai prezzi di mercato. Così come vorrebbe imporre maggiori tasse sulle successioni che in Europa sono più alte che da noi.

Il no delle lobby del settore immobiliare

Ma è del tutto evidente che la politica ha tirato un freno su questo aspetto, soprattutto in un momento in cui la pressione fiscale è alle stelle e ulteriori inasprimenti delle misure impositive avrebbe l’effetto di mandare in frantumi il già precario equilibrio del governo giallo-rosso. Poi ci sono gli operatori del settore, gruppi immobiliari e banche, che non vedono certo di buon occhio un aumento della pressione fiscale sugli immobili in questo momento, ragion per cui il Parlamento ha accantonato l’idea di riformare il catasto nel 2020.

La posizione del Ministero dell’Economia

Orientamento confermato anche dal viceministro dell’Economia Antonio Misiani che in una dichiarazione pubblica dello scorso mese di ottobre aveva rasserenato gli animi con un annuncio che poi si è realizzato nei fatti. Misiani aveva infatti affermato con decisione che la riforma del catasto, anche se presente nella bozza appena presentata, non sarebbe stata inserita nel Documento ufficiale del Def. La decisione era stata motivata col fatto che al momento ci sono altre priorità da rispettare e interventi più urgenti che vanno verso la riduzione della pressione fiscale per rilanciare l’economia italiana. Anche se – ha precisato Misiani – l’Italia ha bisogno di una riforma del catasto che è ferma agli anni ’90 e che prima o poi dovrà essere presa in considerazione nel rispetto di principi di equità e non certo per accontentare il volere dell’Unione Europea. Già ci sono dei progetti di riforma e prima o poi verranno presi in esame.

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