Riforma Catasto: penalizzate le seconde case e quelle di lusso

Riforma catasto, il Governo intende inserire la revisione delle rendite con conseguente aumento delle tasse per i cittadini. Ecco cosa prevede la riforma.

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Riforma catasto, il Governo intende inserire la revisione delle rendite con conseguente aumento delle tasse per i cittadini. Ecco cosa prevede la riforma.

Il Governo rispolvera la Riforma Catasto, ha intenzione di inserirla nel Piano Nazionale delle riforme allegato al Def che sarà presentato ad aprile. La riforma è stata sollecitata da parte di Bruxelles per l’Italia.
La Riforma era già pronta con il Governo Renzi ed era in procinto di inviarla alla Camera, ma è arrivato il blocco dell’esecutivo per l’osservanza della clausola della invarianza per la tassazione sugli immobili. Tante le preoccupazione dei cittadini verso la riforma. Per una questione di equità, porterà un aumento delle tasse di conseguenza un possibile impoverimento.

Riforma del Catasto: cosa prevede la bozza del decreto attuativo

La bozza del decreto attuativo, mai approvato, vede gli immobili raggruppati in due tipologie e non in categorie e classi. Le due tipologie di fabbricati sono: quelli ordinari e quelli speciali.

Nella tipologia ordinaria rientrano gli appartamenti, e verrebbero inseriti tutti nella categoria ordinaria O/1, invece nella  tipologia speciali verrebbero inseriti ville, immobili signorili e artistici, che avrebbero una regolamentazione diversa.
Inoltre per consentire una valutazione oggettiva, il valore degli immobili potrebbe essere determinato non più dai vani ma dalla superficie. Ad ogni unità sarebbe attribuita una rendita e un valore patrimoniale stimati in base alla zona di appartenenza e alle caratteristiche dell’immobile.
Su questi punti molti i pareri discordanti sull’efficacia della riforma e quanto graverebbe a livello di aumento sulle tasse sui cittadini.

Riforma catasto, arriva una stangata sugli immobili

Riforma Catasto: pareri discordanti

Secondo Confediliza la Riforma del Catasto apre “uno scenario di ulteriori aumenti di tassazione sugli immobili, mascherati attraverso improbabili redistribuzioni”. Si legge in una nota di Confedilizia: “Quella legge delega  è scaduta e non è certo questo il momento per iniziare un nuovo percorso, checché ne dica la Commissione Europea.

Per il settore immobiliare l’urgenza è invece una decisa riduzione di un carico fiscale che dal 2012 è stato quasi triplicato e che continua a causare danni incalcolabili a tutta l’economia: crollo dei valori, impoverimento, caduta dei consumi, desertificazione commerciale, chiusura di imprese, perdita di posti di lavoro. Dovrebbe essere questa la priorità di un Governo responsabile”.

Mentre, secondo Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, società che si occupa della valutazione, acquisizione e dismissione del patrimonio immobiliare, questa svolta è necessaria, per mettere fine a sperequazioni e privilegi esistenti: “ci voleva l’ennesima bacchettata dell’Unione Europea perché tornasse alla ribalta il tema della riforma del catasto, una delle grandi incompiute dell’attuale legislatura”.

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