Riduzione aliquota Irpef 23% e detrazioni fiscali: margini stretti

Facendo due conti sulle annunciate misure in merito alla riduzione delle aliquote Irpef e al rinforzamento delle detrazioni fiscali è facile rendersi conto che lo Stato potrebbe non avere la copertura per simili provvedimenti

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Facendo due conti sulle annunciate misure in merito alla riduzione delle aliquote Irpef e al rinforzamento delle detrazioni fiscali è facile rendersi conto che lo Stato potrebbe non avere la copertura per simili provvedimenti

La lotta all’evasione fiscale coinvolge sempre più il cittadino anche in virtù delle ipotesi fatte dell’esecutivo in merito alla riduzione delle aliquote irpef per chi paga le tasse e al ritorno di detrazioni consistenti per le fasce più deboli.  In base alle disposizioni legislative introdotte i proventi derivanti dagli incassi effettivi dovrebbero essere divisi tra l’abbattimento del debito pubblico e l’alleggerimento della pressione fiscale. Per quanto riguarda questo secondo filone, il Governo è al lavoro per stabilire quali siano gli “sconti” che potrebbero essere effettivamente previsti. Si è parlato in concreto di dare una mano alle famiglie numerose rimpolpando le detrazioni previste in caso di figlio o moglie a carico.  

DETRAZIONI FAMILIARI A CARICO SOLO PER LE FASCE PIU’ BASSE

Le riduzioni previste non saranno però accordate all’intera platea dei contribuenti che fruiscono di detrazioni per familiari a carico, ma riguarderà presumibilmente i cittadini che si collocano nella fascia di reddito più basso ( ed in questo caso bisognerà fare molta attenzione a non agevolare potenziali evasori che non denunciano quanto dovuto al fisco). Pertanto i potenziali fruitori degli sconti fiscali dovuti alla lotta all’evasione si riducono da circa 13 milioni di contribuenti a 3,5 milioni. Se invece le risorse disponibili aumenteranno è ipotizzabile che l’esecutivo possa estendere i benefici anche ai contribuenti che si collocano sotto i 20 mila euro di reddito dichiarato (sono circa 8,5 milioni). Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha dichiarato inoltre che il cosiddetto “dividendo fiscale”, inizialmente previsto nel 2014, qualora i conti pubblici lo permettessero, potrebbe anche essere anticipato di un anno. Tuttavia occorrerà verificare quale sia il livello degli incassi raggiunti dalla lotta all’evasione. Ad esempio, supponendo che la norma fosse entrata in vigore già nel 2012, gli sgravi fiscali per i contribuenti sarebbero stati circa 5 miliardi di euro, in considerazione del fatto che gli incassi comunicati dal direttore dell’agenzia delle entrate hanno raggiunto nel’anno precedente gli 11,5 miliardi di euro. Per quantificare quanto costi allo Stato un intervento di questo tipo possiamo ipotizzare un incremento del 20 per cento delle detrazioni riservate a chi guadagna sino a 20 mila euro costerebbe circa 1,7 miliardi di euro ed i benefici per una famiglia monoreddito sarebbero di circa 340 euro di risparmi fiscali annui per famiglie monoreddito o famiglie con due redditi ed almeno due figli. Naturalmente i benefici sarebbero inferiori  se si allargasse la platea degli aventi diritto  ( ad esempio inglobando anche le famiglie con reddito annuo sino a 25 mila euro).  

TAGLIO ALIQUOTA IRPEF 23%: UN PO’ DI CONTI

Questo per quanto riguarda la misura delle detrazioni, mentre per quanto concerne il taglio dell’aliquota irpef, allo stato attuale sembra una strada più difficile da percorrere. Infatti, secondo i dati forniti dai tecnici, un punto di aliquota viene a costare circa 4,5 miliardi di euro e con la crisi economica attuali il conto per le casse statali potrebbe anche essere più salato. Pertanto riducendo l’aliquota oggi fissata al 23 per cento di 3 punti percentuali il conto per le casse erariali sarebbe di circa 13,5 miliardi di euro. Tale cifra rimane comunque improponibile in virtù del fatto che è stato previsto che il 50 % del dividendo sarà in ogni caso vincolato all’abbattimento del debito pubblico e solo una quota potrà essere destinata a imprese e occupazione. Altro ostacolo per quanto riguarda la riduzione dell’irpef è il carattere strutturale, e quindi non di una- tantum, che una misura del genere andrebbe ad assumere. Tuttavia le risorse per effettuare la riduzione dell’aliquota non hanno natura certa, visto che non è possibile determinare a priori quali siano i risultati delle azioni effettuate da fiamme gialle e guardia di finanza in tema di contrasto all’evasione. Pertanto ogni anno si dovrebbero modulare le aliquote irpef, ed eventualmente anche le detrazioni fiscali, per adeguarle alle cifre che sono state recuperate dall’azione degli ispettori del fisco. Una soluzione del tutto improponibile visto che non è possibile condannare contribuenti e professionisti a dover fare i conti con aliquote e detrazioni diverse ogni anno. Infine ulteriori problematica è quella rappresentata dal numero dei cittadini che avrebbero diritto ad ottenere benefici e “sconti”fiscali. Visto che la norma prevede di abbattere l’aliquota più bassa, quella del 23 %, offrirebbe un “surplus” di reddito netto anche a chi guadagna più di 100 mila euro ad esempio, e non solo ai contribuenti che dichiarano meno al fisco. Sconti troppo generosi, che non lo Stato non può permettersi in questi tempi di difficile congiuntura,anche se lo la sforbiciata alle aliquote permetterebbe di scongiurare il previsto aumento dell’iva di due punti percentuali.  

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Argomenti: Tasse e Tributi