Riaperture, per i commercianti è una presa in giro

Proteste si stanno organizzando in tutta Italia. Sul piede di guerra anche i centri commerciali che minacciano lo sciopero fiscale.

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Proteste si stanno organizzando in tutta Italia. Sul piede di guerra anche i centri commerciali che minacciano lo sciopero fiscale.

Le riaperture delle attività previste dal governo Draghi dalla prossima settimana sono una presa in giro. A dirlo sono in particolare i ristoratori che contestano le modalità di riapertura delle attività.

Così ha fatto il giro del mondo la protesta dei ristoratori che hanno bloccato per ore il traffico sull’autostrada A1 tra Firenze e Valdarno. Ma altri blocchi e proteste si stanno organizzando tramite i social, al punto che sta per scoppiare un vero e proprio caos.

Riaperture, aumentano le proteste

I ristoratori, ma anche i baristi contestano in particolare il fatto che il governo intende consentire le riaperture soltanto per chi ha spazi all’aperto. Una decisione discriminatoria e sbagliata – sostengono i ristoratoti – che hanno protestato davanti a un Autogrll, dove tutto è permesso.

I ristoratori hanno sopportato anche troppo questo regime impositivo, al punto che in alcuni ristoranti si preferisce pagare la multa piuttosto che restare chiusi. Anche perché sono stati spesi un mucchio di soldi per mettere in sicurezza le sale ristoranti, nel rispetto delle norme anti covid.

La categoria ormai non ne può più e rischia di collassare di fronte a misure che, alla luce dei fatti, non dimostrano che nei ristoranti si sviluppi il contagio. Fra le richieste al governo, c’è anche l’abolizione dell’assurda  regola del coprifuoco. Oltre alle riaperture a pranzo e a cena anche dentro i locali e non solo all’esterno, no al pass vaccinale e no al pagamento mediante il solo Pos.

Centri commerciali sul piede di guerra

Ma non sono solo i ristoratori a protestare vivacemente contro le riaperture a metà. Che la situazione possa sfuggire di mano è evidente anche dalle proteste dei centri commerciali.

Le associazioni si stanno organizzando per scendere in piazza contro le restrizioni. Perché a un anno di distanza dallo scoppio del covid, nulla sembra essere cambiato, nonostante si siano messe in campo tutte le misure necessarie per contenere l’epidemia.

Sin dall’inizio dell’emergenza, centri, parchi e gallerie commerciali hanno adottato protocolli di sicurezza stringenti che offrono tutte le garanzie necessarie a tutelare al meglio consumatori, dipendenti e fornitori dal rischio di contagio.

Le associazioni del commercio chiedono di permettere a tutti i punti vendita presenti in centri, parchi e gallerie commerciali di riprendere la completa attività. Chiedono le riaperture anche nei fine settimana, nel rispetto dei protocolli di sicurezza.

Danni irreparabili

Le misure restrittive, che da oltre sei mesi impongono la chiusura di queste strutture nei giorni festivi e prefestivi, hanno comportato 140 giornate di chiusura. Nonché notevoli danni alle imprese del commercio, con perdite sul giro d’affari nell’ordine del -40% rispetto al 2019.

Ne è derivata una conseguente diminuzione del fatturato annuo complessivo stimabile in 56 miliardi di euro. Numeri che mettono a repentaglio la tenuta delle aziende, con il rischio di forti ricadute occupazionali.

La situazione è altresì aggravata dal fatto che i ristori economici per le imprese si sono rivelati inadeguati a coprire le perdite accusate. E’ quindi necessario che il governo intervenga con importanti iniezioni di liquidità o sarà il collasso del sistema di tutte le dimensioni.

Il suggerimento delle associazioni è quello di sospendere il versamento di tributi e contributi per sei mesi o fino a quando non si tornerà alla normalità. Le scadenze fiscali non possono più essere rispettate se non sarà data la possibilità alle imprese commerciali di lavorare anche durante i week end.

L’auspicio delle associazioni del commercio è che il governo decida per un cambio di indirizzo e che inserisca, all’interno del programma delle ripartenze, la riapertura dei punti vendita in centri, parchi e gallerie commerciali nei fine settimana.

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