Resto al sud e reddito di cittadinanza: possibilità di cumulo

Le due misure possono essere cumulate.

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Le due misure possono essere cumulate.

La misura resto al sud può essere cumulata con il reddito di cittadinanza. Avviata l’attività di impresa o di lavoro autonomo, deve essere verificato il possesso dei requisiti reddituali/patrimoniali  per mantenere il reddito di cittadinanza.

 

Ecco in chiaro quando e a quali condizioni le due misure possono essere cumulate.

 

La misura Resto al Sud

 

La misura denominata «Resto al Sud» (art.1, d.L. 91/2017 e ss.mm.ii), ha l’obiettivo di promuovere  la costituzione di nuove imprese o attività professionali da parte di giovani imprenditori nelle regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

 

Recentemente la misura è stata estesa anche ai comuni colpiti dal sisma del 24 agosto 2016, del 26 e 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017 (nuovo comma 1-bis inserito nell’articolo 1 del D.L. n. 91/2017 dal D.L. n. 123/2019).

 

La misura è rivolta ai giovani di età compresa tra i 18 e i 45 anni, che:

 

  • non risultino già titolari di attività di impresa in esercizio o beneficiari, nell’ultimo triennio, di ulteriori misure a livello nazionale a favore dell’autoimprenditorialità e che
  • siano residenti, al momento della presentazione della domanda, nelle regionicitate, ovvero che ivi trasferiscano la residenza entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’esito positivo dell’istruttoria.

 

I beneficiari devono mantenere la residenza nelle regioni interessate dalla misura per tutta la durata del finanziamento e le imprese, le società e le attività libero-professionali devono avere, per tutta la durata del finanziamento, sede legale e operativa in una delle regioni in questione.

 

L’incentivo riconosciuto dalla misura Resto al sud

In termini pratici, la misura resto al sud si sostanzia in un finanziamento fino a 50.000 €

 

  • per il 35 per cento erogato a fondo perduto;
  • per il 65 per cento quale prestito a tasso zero da rimborsare, complessivamente, in otto anni, di cui i primi due di preammortamento.
La quota del prestito a tasso zero beneficia sia di un contributo in conto interessi, per tutta la durata del prestito, corrisposto agli istituti di credito da INVITALIA, sia di una garanzia per la restituzione dei prestiti erogati dagli istituti di credito. Granzia prestata da una Sezione speciale del Fondo di garanzia PMI alla quale è a tal fine trasferita una quota parte delle risorse stanziate per la misura in esame (Fonte portale Invitalia) .
L’intervento del decreto Rilancio

Le imprese che hanno completato il progetto ammesso alle agevolazioni Resto al Sud, possono accedere ad un ulteriore contributo a fondo perduto, a copertura del fabbisogno di circolante:

 

  • pari a 15.000 euro per le attività svolte in forma individuale e
  • fino ad un massimo di 40.000 euro (10.000 euro per ciascun socio) per quelle esercitate in forma di società.

 

Difatti, tali previsioni normative sono contenute nell’art. 245 del D.l. 34/2020, c.d. decreto Rilancio.

 

Inoltre,

 

  • per le sole imprese esercitate in forma individuale (con un solo soggetto proponente) il massimale di spesa è stato elevato da 50.000 a 60.000 euro;
  • per tutte le iniziative imprenditoriali, sempre pari al 100% del programma di spesa ammesso, è ora previsto il 50% di contributo a fondo perduto e il 50% di finanziamento bancario agevolato.

 

Queste novità si applicano alle domande presentate dopo il 19 luglio 2020.

Il reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è intesa quel misura di sostegno a quei nuclei familiari in difficoltà economica. A livello normativo la misura è regolata dal D.l. 4/2019 e ss.mm.ii

 

In particolare, il richiedente deve essere cittadino maggiorenne in una delle seguenti condizioni (fonte sito ufficiale reddito di cittadinanza):

 

  • italiano o dell’Unione Europea;
  • cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, o apolide in possesso di analogo permesso.
  • cittadino di Paesi terzi familiare di cittadino italiano o comunitario – come individuato dall’articolo 2, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 – titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • titolare di protezione internazionale.

 

È, inoltre, necessario essere residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.

 

I requisiti economico-patrimoniali per il reddito di cittadinanza

 

Circa i requisiti economico-patrimoniale, il nucleo familiare deve presentare:

 

  • un valore ISEE inferiore a 9.360 euro (in presenza di minorenni, si considera l’ISEE per prestazioni rivolte ai minorenni);
  • un  patrimonio immobiliare in Italia e all’estero, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 30.000 euro;
  • un valore del patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro per il single, incrementato in base al numero dei componenti della famiglia (fino a 10.000 euro), alla presenza di più figli (1.000 euro in più per ogni figlio oltre il secondo) o di componenti con disabilità (5.000 euro in più per ogni componente con disabilità e euro 7.500 per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza).
  • un valore del reddito familiare inferiore a 6.000 euro annui, moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza (pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare, incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente maggiorenne e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1, ovvero fino ad un massimo di 2,2 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini dell’ISEE). Tale soglia è aumentata a 7.560 euro ai fini dell’accesso alla Pensione di cittadinanza. Se il nucleo familiare risiede in un’abitazione in affitto, la soglia è elevata a 9.360 euro.
Ulteriori requisiti

 

Per accedere alla misura è inoltre necessario che nessun componente del nucleo familiare possegga:

 

  • autoveicoli immatricolati la prima volta nei 6 mesi antecedenti la richiesta, o autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc oppure motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei 2 anni antecedenti (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità);
  • navi e imbarcazioni da diporto (art.
    3, c.1, D.lgs. 171/2005).

 

l beneficio economico sia per il Reddito di cittadinanza è dato dalla somma di una componente a integrazione del reddito familiare (quota A) e di un contributo per l’affitto o per il mutuo (quota B).

 

Ad ogni modo, l’importo calcolato sulla base dell’info rilevate dall’ISEE, non può essere superiore a 9360 euro annui.

 

Cumulo tra Resto al sud e il reddito di cittadinanza

 

Prima di verificare la cumulabilità tra reddito di emergenza (Rdc) e resto al Sud è da evidenziare che:

 

  • i beneficiari del Rdc che avviano un’attivita’ lavorativa autonoma o di impresa individuale o una societa’ cooperativa entro i primi dodici mesi di fruizione del Rdc,
  • e’ riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilita’ del Rdc, nei limiti di 780 euro mensili.

 

lnoltre, l’eventule  percezione della NasPI o disc-col non è da ostacolo alla percezione del reddito di cittadinanza, sempre nei limiti citati.

 

In merito al cumulo tra la misura Resto al Sud e il Rdc, non vi è alcuna previsione di non cumulabilità tra le misure.

 

Difatti, il cumulo è ammesso.

 

E’ chiaro che, una volta avviata l’attività,  si deve verificare il mantenimento dei requisiti reddituali per continuare ad usufruire del reddito di cittadinanza.

 

A tal proposito, è punito con la reclusione da 1 a 3 anni colui che non comunica le variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, e altre informazioni che potrebbero comportare la revoca del beneficio o anche la sua riduzione.

 

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