Restituzione contributo a fondo perduto: anche senza sanzioni

Se la data di protocollazione della rinuncia è anteriore all'accredito del contributo non sono dovute sanzioni.

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contributo a fondo perduto per partite iva cessate

Dopo aver inviato la richiesta di contributo a fondo perduto, può capitare di accorgersi che la verifica dei requisiti non è stata effettuata correttamente e che ciò ha comportato il riconoscimento di un contributo non spettante. Ad esempio, sono stati commessi errori nel calcolo della media fatturato 2019 o 2020 oppure non sono stati adottati criteri omogenei nel calcolo. La prima soluzione è quello di presentare una nuova istanza ma di rinuncia, con la quale si va a bloccare la precedente richiesta di contributo a fondo perduto. A secondo della tempistica con la quella viene comunicata la rinuncia o la rettifica, il contribuente sarà tenuto a versare solo l’importo che gli è stato accreditato e gli interessi o anche le sanzioni.

 

Il contributo a fondo perduto: il calcolo

Il contributo a fondo perduto, ex art.1 del D.L. 41/2021,D.L. Sostegni, è calcolato sulla base di dati che devono essere individuati correttamente dall’intermediario o dal contribuente che invia direttamente l’istanza.

Il contributo è calcolato sulla base della differenza che c’è tra la media fatturato e corrispettivi 2019 e la media fatturato e corrispettivi 2020. L’individuazione del fatturato non è così agevole.

Infatti, ai fini della sua individuazione:

  • si considerano  tutte le fatture attive, al netto dell’Iva, immediate e differite, relative a operazioni effettuate in data compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre;
  • occorre tenere conto delle note di variazione (art. 26 del Dpr n. 633/1972), aventi data compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre;
  • gli esercenti attività di commercio al dettaglio e attività assimilate devono considerare l’importo totale dei corrispettivi – al netto dell’Iva – delle operazioni effettuate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre, sia per quanto riguarda i corrispettivi trasmessi telematicamente sia per quelli soggetti ad annotazione;
  • nel caso di commercianti al dettaglio che applicano la ventilazione dei corrispettivi o il regime del margine oppure nel caso delle agenzie di viaggio, poiché può risultare difficoltoso il calcolo delle fatture e dei corrispettivi al netto dell’Iva, l’importo può essere riportato al lordo dell’Iva, applicando la stessa regola sia con riferimento al 2019 che al 2020;
  • gli esercenti che svolgono operazioni non rilevanti ai fini dell’Iva, per esempio le cessioni di tabacchi e di giornali e riviste, devono considerare anche l’importo degli aggi relativi a tali operazioni effettuate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre.

Concorrono al fatturato anche le cessioni di beni ammortizzabili.

Difatti, il calcolo non è cosi agevole.

Inviata l’istanza: i controlli dopo la presa in carico

L’istanza di richiesta del contributo a fondo perduto,  può essere presentata tra il 30 marzo 2021 e il 28 maggio 2021. Difatti, i canali telematici di invio sono stati già aperti.

Inviata l’istanza, dopo la sua presa in carico, l’Agenzia delle entrate effettuata controlli approfonditi circa la veridicità dei dati indicati nella stessa. Ad esempio, è verificata l’eventuale incongruenza dei dati indicati rispetto:

  • alla dichiarazione dei dei redditi 2020 per il 2019 (es. assenza di dichiarazione, dichiarazione con ammontare di ricavi o compensi superiore a quello inserito nell’istanza ecc.);
  • alle comunicazioni di Liquidazione Periodica Iva ovvero
  • le dichiarazioni Iva riferite agli anni 2019 e 2020.

I controlli incrociati sono eseguiti anche rispetto ai dati acquisiti dal Fisco mediante i processi di fatturazione elettronica e dei corrispettivi telematici (es. ammontare medio mensile delle operazioni attive dichiarati inferiori a quelli riportati in istanza).

 

Effettuati i controlli, il sistema dell’Agenzia delle entrate:

  • in caso di esito negativo, scarta l’istanza, motivandone l’esito;
  • se c’è incongruenza dei dati dell’istanza rispetto ai dati dichiarativi presenti nel sistema dell’Anagrafe Tributaria, l’istanza è sospesa per ulteriori controlli;
  • in caso di esito positivo, emette il mandato di pagamento del contributo spettante sull’Iban indicato o riconosce il credito d’imposta.

L’esito è comunicato nell’apposita area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” – sezione “Contributo a fondo perduto – Consultazione esito”, accessibile al soggetto richiedente ovvero ad un suo intermediario delegato. Nel caso di scarto dell’istanza, il soggetto richiedente può trasmettere una nuova istanza entro e non oltre il 28 maggio 2021.

L’istanza di rinuncia al Fondo perduto: la restituzione

Considerato che la verifica dei dati da inserire nell’istanza è abbastanza articolata e richiede competenze in materia fiscale piuttosto specifiche può accadere che, inviata l’istanza, il contribuente o l’intermediario si accorge che la stessa conteneva degli errori. Errori che hanno portato ad attestare dei dati non veritieri ai quali ha fatto seguito il riconoscimento del contributo a fondo perduto.

Da qui, è necessario provvedere alla restituzione del fondo perduto o comunque alla sua rinuncia. La rinuncia riguarda il totale del contributo.

 

A tal proposito, possono essere considerate valide le indicazioni operative fornite dall’Agenzia delle entrate con la circolare n°22/e 2020. In merito al contributo a fondo perduto previsto dal D.L. 34/2020, decreto Rilancio.

In tale documento di prassi, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che:

le somme dovute a titolo di restituzione del contributo erogato non spettante, oltre interessi e sanzioni, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, esclusa la compensazione ivi prevista.

Da qui, colui che ha ricevuto il contributo non spettante, può regolarizzare la propria posizione su base volontaria, versando:

  • il contributo accreditato,
  • gli interessi e
  • la sanzione, ex art.13, comma 5 del D.Lgs 471/1997, applicando il ravvedimento operoso.

Attenzione: non sono dovute sanzioni se l’istanza di rinuncia (si utilizza lo stesso modello di quello predisposto per la richiesta del contributo), riporta una data di protocollazione anteriore alla data di accreditamento del contributo.  In tal caso, il soggetto che ha percepito il contributo non spettante restituirà tempestivamente: il contributo e i relativi interessi.

Sempre in F24. A breve dovrebbero essere istituiti i codici tributo ad hoc.

Naturalmente non sono dovute sanzioni nè interessi se l’istanza di rinuncia è presentata prima dell’accredito del contributo o del riconoscimento del credito d’imposta.

Se il contributo spetta in misura inferiore a quella indicata nell’istanza

Può accadere che il contribuente presenti una seconda istanza a correzione della 1°. Nella seconda istanza il contributo spettante è inferiore a quello che sarebbe riconosciuto sulla base dei dati riportati nella 1° istanza già inviata.

In tale caso, non si applicano sanzioni laddove il contribuente dimostri che il momento in cui ha rilevato l’errore è antecedente alla ricezione della ricevuta di accoglimento dell’istanza.

Ad esempio, tale condizione è rispettata anche laddove la seconda istanza è scartata ma comunque, la ricevuta che attesta lo scarto ha una data antecedente a quella della seconda ricevuta che attesta l’accoglimento dell’istanza originaria (la prima). In tal caso il soggetto che ha percepito il contributo non spettante restituirà tempestivamente il contributo e i relativi interessi.

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