Report Bankitalia: luci e ombre dell’economia italiana

Un rapporto della Banca di Italia mette in evidenza quanto la pressione fiscale italiana sia nettamente maggiore rispetto al resto dei Paesi Europei.

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Un rapporto della Banca di Italia mette in evidenza quanto la pressione fiscale italiana sia nettamente maggiore rispetto al resto dei Paesi Europei.

Il dossier della Banca d’Italia illustrato dal governatore Ignazio Visco, mette chiaramente in luce come le ultime manovre effettuate dall’esecutivo per scongiurare il pericolo default  abbiano portato la pressione fiscale a livelli record.

 

Rapporto della Banca d’Italia

Il rapporto parla di un innalzamento della pressione fiscale a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta e lo stesso governatore auspica che tali livelli siano solo “temporanei” e non permanenti ( secondo gli ultimi dati Istat la pressione fiscale nel nostro paese ha raggiunto i livelli pre crisi di due anni fa, portandosi ad un valore di  42,2 per cento del Pil).
La ricetta illustrata da BankItalia è sempre la stessa visto che occorrerà effettuare in tempi brevi ampi recuperi in materia di evasione oltre a tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento fiscale.

Una linea che l’esecutivo sembra aver già sposato: si pensi ai risparmi di spesa di 4,2 miliardi di euro preventivati dall’adozione della spening review e dai recenti obiettivi fissati in materia di contrasto all’evasione, i quali prevedono un incasso di 10 miliardi di euro, circa il 15 % in più rispetto al 2011.

Tali introiti assumono un connotato fondamentale per scongiurare l’aumento iva di due punti percentuali già preventivato per ottobre ( anche se le tragiche vicende del terremoto e gli aiuti che saranno forniti dallo Stato alle popolazioni colpite potrebbero rendere necessario l’aumento delle aliquote Iva ordinarie e agevolate).

 

Pressione fiscale in Italia e in Europa

Rapportando la percentuale della pressione fiscale italiana alla media della pressione degli altri paesi dell’area Euro, il rapporto evidenzia come il nostro paese abbia una pressione di circa 2,3 punti percentuali superiori rispetto alla media.

Inoltre l’indicatore ( che comprende oltre ai tributi applicati a società e cittadini anche gli oneri previdenziali obbligatori) negli ultimi dieci anni è aumentato di circa 1,5 punti percentuali mentre gli  altri stati europei hanno quasi tutti ridotto la pressione fiscale.

 

Pressione fiscale in base al nucleo familiare

Bankitalia concentra la sua analisi anche sul nucleo fiscale, considerando nel calcolo anche gli assegni familiari ed i contributi sociali dovuti.

Il quadro che emerge colloca il nostro paese in primissima fascia e, per un lavoratore celibe senza figli con un reddito pari al reddito medio di un lavoratore dell’industria, il cuneo fiscale nel 2011 è stato pari al 47,6 per cento del costo del lavoro.

Un dato che, sebbene sia inferiore a quello rilevato in Germania ( 49,8), Francia (49,4) e Austria (48,4), è comune superiore di 5,5 punti percentuali a quello medio europeo.  

Il cuneo fiscale tende a crescere rispetto alla media europea se si considera un lavoratore con coniuge e due figli a carico visto che in questo caso il dato italiano è circa 9 punti percentuali superiore a quello medio europeo, risultando più basso solo di quello francese (42,3) e di quello belga (40,3).
Dati non nuovi ma che confermano come in Italia occorra presto una politica di seria lotta all’evasione che possa riportare il fenomeno a livelli più contenuti.  

In un paese come il nostro dove la spesa per interessi sul debito raggiungerà quest’anno il 5,3 per cento del Pil è inammissibile che la base imponibile Iva non dichiarata sia pari al 15 per cento del Pil e l’imposta evasa è circa il 28 per cento di quella potenziale (dati forniti dall’agenzia delle entrate inerenti l’anno 2010).
Il rapporto prende atto anche dei risvolti positivi che hanno avuto le recenti manovre finanziarie ed a fronte di un deficit pari al 3,9 per cento nel 2011, nell’anno in corso si avrà un – 1,7 per cento ( ampiamente in linea con la soglia del 3 % stabilità dall’unione europea).

Dal 2013 in poi, grazie anche agli effetti della riforma previdenziale, il debito pubblico  inizierà a scendere  ed ulteriori buon notizie arrivano dall’avanzo primario del bilancio statale e dall’entità delle spese correnti:  il primo si segnala in crescita ( dal 3,6 % attuale passerà a 5,5 % nel 2014) mentre le seconde sono destinate a diminuire ( il trend decrescente è in atto da circa un biennio).

 

Sviluppo del Pil per incrementare la crescita

Tuttavia Visco mette in luce come per la crescita sia fondamentale agire anche sullo sviluppo del Pil. Infatti sebbene tagli accurati e mirati siano doverosi per quanto riguarda la riduzione delle uscite, l’esecutivo dovrà mettere in atto accurati programmi di crescita del Pil ( magari prevedendo anche delle dismissioni del proprio patrimonio).
Pertanto a fronte di un calo del pil nel 2012 di circa 1,5 punti percentuali nei prossimi ani si potrebbe assistere ad una ripresa, sebbene occorrerà monitorare con attenzione l’andamento dello spread ( basti pensare che una riduzione di 100 punti percentuali del differenziale BTP-BUND può produrre nell’arco di un triennio un incremento di oltre n punto percentuale di Pil). Anche il fabbisogno finanziario è destinato a decrescere visti i maggiori introiti derivanti da imu, nuove rendite catastali, ed aumenti aliquote iva e l’avanzo di bilancio del 2013 potrebbe essere pari allo 0,6 per cento del Pil con un avanzo primario ( saldo di bilancio al netto degli interessi) del 5 per cento nel 2013 e del 5,7 per cento nel 2015.
Per quanto riguarda il debito , il rapporto prevede che nel 2015 si raggiunga quota 114,4 per cento a fronte del 123,4 per cento di quest’anno.

La discesa dovrebbe essere possibile grazie ad un avanzo primario superiore al 5 per cento, alla riduzione degli aiuti per sostenere le economie di Grecia, Irlanda e Portogallo e grazie all’uscita dalla fase recessiva a partire dal 2013.
La conclusione del report è quella auspicata da tutti i cittadini italiani, e cioè che le recenti manovre economiche sono sufficienti a garantire la stabilità dei conti ed a permettere la riduzione graduale del debito pubblico.

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Argomenti: Tasse e Tributi

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