Rendite finanziarie nel mirino del fisco, verso una riduzione del prelievo

Prevista una riduzione della tassazione sulle rendite finanziarie nell’ambito della riforma del fisco. Entro fine mese, la legge delega.

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Entro fine luglio arriverà la legge delega per la riforma del fisco. Uno dei più importanti tasselli del governo Draghi e che dovrà dare al Paese un sistema fiscale più equo alleggerendo il prelievo per i redditi medi.

L’aspetto più importante riguarda il taglio dell’Irpef per i lavoratori. Riforma che passerà sostanzialmente attraverso una rimodulazione degli scaglioni e delle aliquote. Ma fra i vari obiettivi, c’è anche la riduzione del prelievo sulle rendite finanziarie.

Rendite finanziarie al 23%

Oggi il fisco è particolarmente pressante sui guadagni di borsa. Gli interessi e il capital gain sono tassati al 26%, eccezion fatta per i titoli di Stato e strumenti finanziari equiparati. In questo caso l’imposta è rimasta ferma al 12,50%.

Una aliquota complessivamente abbastanza elevata rispetto alla media Ue, ma non troppo se si guarda quanto sono tassate le rendite finanziarie in Germania o Francia. In Italia La tassazione delle rendite da capitale frutta un gettito di poco meno di 10 miliardi l’anno.

L’intenzione del governo è quella di abbassare tale percentuale di tre punti percentuali portandola al 23%, al pari della Spagna. Ma su tutti gli strumenti finanziari, compresi i titoli di Stato che, viceversa, subirebbero un rincaro.

Via la Tobin Tax

Fra le altre ipotesi allo studio, altre alla minor tassazione delle rendite finanziarie, vi sarebbe anche l’abolizione della Tobin Tax. La così detta tassazione sul trading, introdotta nel 2013, non ha mai fruttato il gettito auspicato e, anzi, ha frenato gli investimenti in borsa.

Draghi sa bene che la Tobin Tax è efficace solo se applicata da tutti gli Stati europei. Ma finora è stata introdotta solo da Italia, Francia e Spagna. Ne è rimasta fuori la Germania che il più grande mercato continentale, insieme alla Gran Bretagna.

Mantenere la Tobin Tax (l’aliquota è pari allo 0,10% del controvalore di scambio di strumenti finanziari azionari e derivati) vorrebbe dire frenare gli investimenti. A fronte di ricavi per lo Stato che non raggiungono i 900 milioni di euro all’anno.

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