Regime forfettario, le verifiche di fine anno per non uscire

Si esce dal regime forfettario a decorrere dall’anno successivo a quello in cui vengono meno le condizioni per agirvi

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Regime forfettario, le verifiche di fine anno per non uscire

Il 2021 sta per finire ed è tempo di scelte e bilanci per chi svolge un’attività imprenditoriale o professionale. Ci sono verifiche da fare per chi è in regime forfettario ed in particolar modo controllare se sussistono ancora le condizioni per operarvi anche il prossimo anno oppure si è costretti ad uscirne per entrare nel regime ordinario.

Si esce dal regime ordinario per obbligo o per scelta. Si esce per obbligo laddove vengono meno i requisiti oppure sussiste una delle cause ostative al regime.

I requisiti da controllare

Il regime forfettario cessa di avere efficacia a decorrere dall’anno d’imposta successivo al venir meno di uno dei requisiti. Quindi, esce dal forfettario nel 2022, chi con riferimento all’anno d’imposta 2021:

  • ha conseguito ricavi e compensi superiori a 65.000 euro
  • e/o ha sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.

Per fine anno, dunque, occorre verificare che non siano venuti meno i citati requisiti, pena l’uscita dal regime nel 2022.

La verifica alle cause ostative regime forfettario

Si esce per obbligo dal regime forfettario anche laddove non siano rispettate una o più delle cause di esclusione. Anche in tal caso l’uscita avviene a partire dall’anno d’imposta successivo a quello in cui si verifica la causa ostativa.

Uscirà, pertanto, nel 2022 da forfettario che nel 2021, si ritrova in una o più delle seguenti situazioni:

  • si avvale di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfetari di determinazione del reddito
  • è non residenti, ad eccezione di chi risiede in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che ha prodotto in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente realizzato
  • effettua, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi
  • partecipa, contemporaneamente all’esercizio della propria attività,  a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte individualmente
  • esercita la propria attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro, fatta eccezione per chi inizia una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni
  • percepisce redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro).

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