Regime forfetario con basso reddito: chi può dedurre i contributi INPS?

Se il reddito lordo dell’attività svolta in regime forfetario è più basso dei contributi INPS versati dal contribuente, la differenza non è persa

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Se il reddito lordo dell’attività svolta in regime forfetario è più basso dei contributi INPS versati dal contribuente, la differenza non è persa

I contributi previdenziali ed assistenziali assolti per obblighi di legge dal contribuente che agisce in regime forfetario che sono di importo superiore al reddito prodotto dall’attività svolta (d’impresa o lavoro autonomo), non vanno persi ma possono essere dedotti dal reddito complessivo dello stesso soggetto oppure dal soggetto di cui questi è fiscalmente a carico.

Il concetto è stato più volte ribadito dall’Agenzia delle Entrate e riteniamo utile ricordalo in vista dell’invio della dichiarazione dei redditi riferita all’anno d’imposta 2019 (Modello Redditi PF/2020).

Il calcolo del reddito imponibile: il forfetario non deduce i costi

Colui che svolge attività d’impresa in regime forfetario non paga l’IRPEF e le relative addizionali, ma un’imposta sostitutiva con aliquota del 15% (oppure del 5% laddove siano rispettati determinati requisiti).

Il reddito dell’attività su cui applicare la citata aliquota è calcolato appunto con un criterio “forfetario”, ossia applicando ai ricavi/compensi “percepiti” nell’anno d’imposta (principio di cassa) un coefficiente di redditività che varia a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività svolta.

Per legge tali contribuenti, su questo reddito non possono dedurre (sottrarre) i costi che riguardano l’attività (affitti, utenze, ed altri costi di gestione). Gli unici costi che si possono dedurre sono i contributi previdenziali ed assistenziali assolti per obblighi di legge (contributi INPS; contributi cassa professionale di appartenenza, ecc.). Non possono, invece, essere dedotti i contributi pagati volontariamente come ad esempio quelli per il riscatto degli anni di laurea.

Regime forfetario: la deduzione dell’eccedenza dei contributi versati

La deduzione dei contributi di cui sopra avviene sempre in applicazione del principio di cassa. Ciò sta significando, quindi, che nel Modello Redditi PF/2020 (anno d’imposta 2019) da presentare entro il prossimo 30 novembre, possono essere dedotti, dal contribuente forfetario, i contributi da questi “versati” lo scorso anno.

Questi vanno indicati al rigo LM35 del modello Redditi.

Questi contributi vanno, quindi, dedotti dal reddito lordo dell’attività (ossia dal reddito determinato applicando ai ricavi/compensi percepiti, il coefficiente di redditività).

Potrebbe capitare che l’importo dei contributi versati sia più alto del reddito lordo e ciò potrebbe verificarsi soprattutto i primi anni di attività. Si consideri, ad esempio, il caso in cui per il 2019 risulti un reddito lordo di 3.000 euro e contributi versati per 3.800 euro. In questo caso, la differenza tra i due importi (ossia 800 euro) non è persa ma potrà essere dedotta dallo stesso contribuente dal suo eventuale reddito complessivo ai fini IRPEF.

Inoltre è previsto che se il soggetto è fiscalmente a carico di altri (ad esempio del genitore) questa differenza può essere dedotta da quest’ultimo nella sua dichiarazione dei redditi.

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